Se è vero che il nostro tessuto imprenditoriale è ricco di numerose e piccole realtà invidiate a livello internazionale (un esempio sono i distretti industriali, come quello tessile di Prato e della seta a Como), è altrettanto vero che il nostro Paese è fanalino di coda a livello di ‘managerialità’ delle aziende. Secondo una recente ricerca di Manageritalia la percentuale di dirigenti impiegati nel privato sono pari allo 0,9% dei lavoratori dipendenti, contro il 3% di Francia e Germania e il 6% del Regno Unito. In Italia sono 32 mila le imprese che si sono rivolte a una figura professionale per gestire la propria azienda e, se si guarda anche le 23 mila imprese di grandi dimensioni (50-250 dipendenti) con sede nel nostro Paese, solo 7 mila hanno al loro interno un manager.
Il problema – se di problema si tratta – può essere dovuto alle numerose imprese a conduzione familiare presenti in Italia, ma non solo. Anche a livello pubblico la percentuale di dirigenti italiani è di gran lunga inferiore rispetto agli altri Paesi dell’area euro (1,9% contro, ad esempio, il 15,1% della Gran Bretagna e il 3,8% della Germania). Il livello di professionalità delle nostre aziende è oggettivamente inferiore alla media europea e senza dubbio un’alta competenza a livello aziendale sarebbe utile nella gestione di un’impresa, in questo momento di crisi. Ma il problema non è certo dei manager. Il loro livello di competenza, infatti, “è in realtà elevatissimo”, spiega ad Affari e Finanza Salvatore Cantale, docente della business school svizzera Imd di Losanna. “Il problema – spiega – è che sono pochi e che le aziende in Italia non investono su di loro. Ogni anno solo tre o quattro imprese italiane ci chiedono di organizzare programmi formativi per la loro struttura aziendale, contro le 20/30 di altri paesi come Francia e Germania”.
Sembra, però, che il trend si stia invertendo, soprattutto grazie a tre fattori: imprenditori che si sono rivolti a manager più preparati nella gestione aziendale, aziende privatizzate che hanno accresciuto la domanda di manager, ma anche i fondi di private equity che, investendo nelle imprese made in Italy, hanno richiesto una manager specializzato alla loro guida.