Nel 2006 è nata quella che viene definita la “maxisanzione” per chi accetta il lavoro nero. Si tratta di una multa che va da un minimo di 4.500 a un massimo di 15 mila euro per ogni lavoratore non in regola, più 150 euro per ciascuna giornata di effettivo lavoro prestata. Ma non è finita. Perché chi accetta il lavoro nero ha commesso diverse irregolarità, ognuna delle quali prevede una sanzione. Omessa comunicazione al centro per l’impiego (100 euro); omessa comunicazione all’Inail del codice fiscale (12,75); omessa comunicazione dei dati del libro matricola (250); omessa registrazione nel libro matricola (125); omessa consegna del prospetto paga (125).Ma c’è di peggio. Nel 2007 le sanzioni sono arrivate fino a prevedere la sospensione dell’attività dell’azienda se, nel corso dell’ispezione, viene riscontrata la presenza di un numero di lavoratori in nero superiore al 20% del totale delle persone impiegate. Significa che se su sei dipendenti uno solo risulta non in regola, l’azienda rischia di dover chiudere e di poter riaprire solo dopo aver pagato una multa di 11 mila euro (per ciascun lavoratore trovato irregolare). Ancora peggio se l’unico lavoratore di un impresa sia anche il titolare (come nel caso degli artigiani). Se viene scoperto che il suo unico collaboratore è in nero, la sanzione può arrivare a 20 mila euro.