Addio cartellino, e addio furbetti. Per risolvere la piaga degli assenteisti e delle "strisciate" collettive, la commissione Lavoro di Montecitorio ha rispolverato la proposta risalente a un anno fa della deputata di Forza Italia, Laura Ravetto: niente più badge, per rilevare la presenza si useranno i dati biometrici. Sì, insomma, le impronte digitali proprio come si fa in Parlamento.

«A parole tutti dicono che sono d’accordo» spiega la parlamentare berlusconiana. «Adesso abbiamo davvero la possibilità di discutere e approvare la norma». Come si legge nella relazione che accompagna la proposta di legge, composta da due soli articoli, «dal nord al Sud lo spaccato che emerge chiaramente è quello di diversi dipendenti pubblici per i quali l’imperativo categorico è di venire meno agli impegni e alle responsabilità ad essi affidati e di generare conseguentemente nocumento alla collettività». Un malcostume diffuso ma difficile da sradicare, visto che appena lo 0,2% dei 3,5 milioni di statali ha subito contestazioni, e di questi solo il 3% - praticamente 220 lavoratori - è stato licenziato per assenze ripetute e reati. E questo nel 2013, mentre è andata peggio due anni dopo: 335 sospesi e un centinaio licenziati.

«Si tratta di episodi la cui gravità deve essere valutata soprattutto alla luce dei dati drammatici del nostro mercato del lavoro, che continuano a segnare picchi storici di disoccupazione e di sottoimpiego soprattutto tra le fasce più deboli della popolazione», continua il testo. E il riferimento più immediato è proprio alla prassi dei palazzi del potere: «E proprio grazie alle impronte digitali è stato eliminato il fenomeno dei pianisti: i parlamentari che votavano anche per i colleghi assenti», rivendica Renato Brunetta.

Resta centrale il problema della privacy e dell'opposizione dei sindacati, anche se c'è un precedente favorevole: l’ospedale di Salerno Ruggi d’Aragona ha introdotto la rilevazione biometrica per i suoi dipendenti e il garante della Privacy ha dato il suo assenso, purché i dati raccolti non siano centralizzati in un database. «Non c’è alcun intento punitivo, semmai è una forma di tutela per gli onesti» insiste la berlusconiana Ravetto. «Sicuramente i dipendenti pubblici saranno d’accordo. Chi non ha problemi a passare il badge, non avrà alcun problema neppure a lasciare le impronte».