Da sinistra: Guido De Angelis (Dap Italy), Paolo Bassetti (Endemol Italia), Maria De Filippi (Fascino), Giorgio Gori (Magnolia), Luca Josi (Einstein Multimedia), Bibi Ballandi (Ballandi Entertainment), Carlo Bixio (Publispei), Luca e Matilde Bernabei (LuxVide), Carlo degli Esposti (Palomar), Roberto Sessa (Grundy Italia)

La produzione televisiva italiana non riparte. Lo dice un’analisi della rivista specializzata Tivù (Editoriale Duesse) sui bilanci 2009 delle principali società indipendenti del Paese sulla base dei documenti disponibili presso il Cerved. Il magazine ha preso in considerazione 10 dei principali protagonisti del mercato italiano, ovvero Ballandi Entertainment di Bibi Ballandi (Ti lascio una canzone , Ballando con le stelle ), Dap Italy di Guido De Angelis (Elisa di Rivombrosa , Il falco e la colomba e, prossimamente, Titanic - The Untold Story , fiction dedicata alla costruzione della celeberrima nave), Einstein Multimedia di Luca Josi (Agrodolce ), Endemol Italia guidata da Paolo Bassetti (Grande fratello ), Fascino di Maria De Filippi (Amici , C’è posta per te ), Fremantle Media Italia (ex Grundy Italia di Roberto Sessa, produttore per esempio di Un posto al sole , La squadra ), LuxVide di Matilde e Luca Bernabei (Enrico Mattei , Sant’Agostino ), Magnolia di Giorgio Gori (X-Factor , L’isola dei famosi ), Mediavivere (Centovetrine ), Palomar di Carlo Degli Esposti (Il commissario Montalbano ) e Publispei di Carlo Bixio (Tutti pazzi per amore , Un medico in famiglia ). Mancano, perché i bilanci non erano disponibili, i conti di Rizzoli, produttore di Capri , e di Taodue, “casa” di Distretto di polizia o Il capo dei capi .
Prima di leggere i risultati bisogna premettere che il mercato della produzione televisiva in Italia non è paragonabile a quelli molto più sviluppati di Paesi come Gran Bretagna, Germania o Francia. Ciò è certamente dovuto alla conformazione della concorrenza tra broadcaster, fino a qualche anno fa bloccata nel duopolio Rai-Mediaset, e che ora inizia a vedere qualche piccolo spiraglio grazie agli investimenti di Sky nella produzione di contenuti italiani. Sulle nostre aziende pesa anche il diverso contesto legislativo in cui si trovano a operare, che non gli consente di riottenere i diritti dei programmi prodotti (detti secondari), dopo un certo periodo dalla messa in onda. Detto questo, le società di produzione indipendenti di contenuti che forniscono programmi di intrattenimento e fiction, quando non documentari e animazione, alle reti, hanno composizioni e strutture di gran lunga inferiori a quelle straniere. Non a caso i big della produzione internazionale hanno sede in Paesi come Olanda, Gran Bretagna, Germania e Francia (certo anche Usa, anche se è meglio rimanere in Europa per avere una visuale più corretta dello status del mercato). Certamente non è un caso che il fatturato maggiore realizzato nel 2009 appartenga a Endemol (dal 2007 controllata Mediaset): la divisione italiana della società di origine olandese è l’unica a superare il centinaio di milioni di euro sia per valore della produzione (118,429 milioni di euro) che per patrimonio attivo (205,387 milioni di euro). Lo stretto legame con i broadcaster - quando non dipendenza dalle loro decisioni - si riflette sull’andamento economico di queste società che hanno dovuto affrontare nel 2009 (ma è ipotizzabile anche nel prossimo biennio) la crisi del mercato pubblicitario e la conseguente contrazione dei budget da parte delle reti committenti. Ecco perché si riscontra, a livello generale, una complessiva riduzione dei costi di produzione. Poche le eccezioni, come la già citata Endemol, passata da 79,7 milioni nel 2008 a oltre 105, o la Publispei di Carlo Bixio, da 39,44 milioni di euro nel 2008 a 41,623. Quest’ultima ha sostenuto spese per l’acquisizione di diritti per nuovi prodotti, soprattutto sul fronte estero (ricordiamo, ad esempio, che I Cesaroni sono un format spagnolo, Los Serranos ). Probabilmente anche a fronte della riduzione dei costi, le società registrano utili in crescita o perlomeno stabili. Diverso il caso Ballandi, dove la stessa variazione è stata di poche centinaia di migliaia di euro (da 20,69 a 20,06 milioni), ma gli utili sono balzati da 19.300 a 411.864 euro: la società ha scelto di destinarli alle riserve per rafforzare il patrimonio. Il dato è invece negativo (per 507.483 euro) per la Palomar di Carlo degli Esposti, che è stata protagonista di una ristrutturazione con l’uscita del socio Endemol Finance BV e l’ingresso al 33% del fondo inglese Cambria.

 

Da sinistra in alto: Ballando con le stelle (Bibi Ballandi), L’isola dei famosi (Giorgio Gori), Tutti pazzi per amore (Carlo Bixio), Grande fratello (Paolo Bassetti), Agrodolce (Luca Josi), Il commissario Montalbano (Carlo Degli Esposti), Un posto al sole (Roberto Sessa), Enrico Mattei (Matilde e Luca Bernabei), Il falco e la colomba (Guido De Angelis), Amici (Maria De Filippi)

Tornando alle cifre: crescono gli utili della società di Maria De Filippi, Fascino (3,97 milioni di euro), Fremantle Italia (a 2,07 milioni), Dap (da 35.500 circa a 326.200 euro) mentre quelli di Publispei sono quasi dimezzati (2,35 milioni nel 2008 a 1,05 milioni). Sulla ripresa del mercato nel 2010, c’è chi prospetta, nelle relazioni ai propri soci allegate ai bilanci, un cauto ottimismo, e chi invece un anno ancora molto difficile, pur dimostrando una certa fiducia nella ripresa del mercato pubblicitario. La progressiva frammentazione dei contenuti dovuta ai nuovi canali digitali, rappresenta un’ulteriore incognita per i produttori costretti a ricercare nuove aree di business che riequilibrino la contrazione di quelle tradizionali o la delocalizzazione parziale delle produzioni, spostando i set all’estero. I player italiani sembrano invece considerare poco le attività di ricerca e sviluppo. Altra incognita è rappresentata tuttora dal product placement televisivo, da poco introdotto anche nel nostro Paese con la direttiva Ue sui servizi media audiovisivi (al cinema è consentito dal 2004): secondo le relazioni di bilancio di soggetti come Fremantle o Dap, infatti, tutto dipenderà dall’equilibrio (si legga: le decisioni finali in materia per singolo programma e la spartizione degli introiti) tra i vari soggetti coinvolti, ovvero broadcaster, produttori dei programmi e agenzie di pubblicità. La strada verso l’Europa per il comparto della produzione televisiva italiana rimane ancora lunga.