Augusto Minzolini, direttore del Tg1

«Un tg deve valutare le notizie, non applicare criteri di ragioniere, se non in camapagna elettorale. Negli ultimi mesi l’attualità offriva il dibattito Berlusconi-Fini e di che altro dovevamo parlare? D’estate poi gli uomini di governo, per dovere, sono reperibili, gli altri sono in vacanza». È quello che ha dichiarato in sua difesa il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, a seguito della diffida da parte dell’Agcom. Secondo l’Authority infatti, nella scaletta del primo tg italiano ci sarebbe un forte squilibro inerente le presenze politiche. L’atto giuridicamente vincolante prelude la possibilità di infliggere sanzioni che vanno da una semplice multa alla Rai fino alla revoca della concessione. Con le stesse imputazioni, il Tg4 e Studio Aperto hanno ricevuto un richiamo, primo atto in caso di violazione della par condicio. Imminente la replica anche da parte del direttore del Tg4, Emilio Fede, che in un’intervista al quotidiano “Libero” ha dichiarato di aver sempre agito nel rispetto delle regole dell’equilibrio, ma soprattutto dell’onesta professionale.