Smaltito lo shock per il Datagate, i giganti dell’informatica mondiale passano al contrattacco, cercando maggiori tutele verso hacker e spie industriali. Da qui, la scelta del motore di ricerca Google di dotarsi di nuove misure anti-spionaggio criptando automaticamente tutte le parole inserite come chiavi di ricerca dagli utenti. Rafforzata anche la protezione di chat e mail.
Immediata la reazione del governo cinese che, a causa dell’annunciato criptaggio, non potrà più effettuare censure sulle ricerche on line. A oggi infatti quando un cittadino di Pechino digita su Google parole come Dalai Lama o Piazza Tiananmen, il risultato è una pagina bianca. A questo punto, dunque, il governo cinese dovrà scegliere se bloccare l’intero motore, oppure rinunciare a qualsiasi sistema di censura on line. Lo stesso problema si verificherà anche in Vietnam e nell’Arabia Saudita, dove la censura è ancora molto esercitata.