Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, illustrano la riforma © Palazzo Chigi

Ci sono voluti 20 anni di dibattiti, ma adesso, per effetto dell’investment compact, la riforma delle banche popolari è diventata realtà. Il testo approvato dal Consiglio dei ministri stabilisce che, da qui a 18 mesi, le banche popolari con un patrimonio pari o superiore agli 8 miliardi di euro devono trasformarsi in Spa e, contestualmente, abrogare il sistema del voto capitario. Di fatto, la norma si applica ai principali 10 istituti popolari, ossia Ubi, Banco Popolare, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, le valtellinesi Creval, Popolare di Sondrio, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Banca Popolare dell’Etruria e Popolare di Bari. Esclusi invece le realtà i cui attivi sono inferiori agli 8 miliardi di euro, così come le banche di credito cooperativo: un distinguo nato, come spiega il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, per conciliare “la necessità di dare una scossa forte preservando però in alcuni casi una forma di governance che ha servito bene il Paese”.

LA RESISTENZA DEL SINDACATO. Gli fa eco il premier Matteo Renzi che non esita a parlare di “momento storico. Attraverso l’articolo 1 di questo decreto legge interveniamo sulle banche popolari, non su tutte ma sulle banche popolari con un patrimonio superiore agli 8 miliardi. Sono 10 in Italia che in 18 mesi dovranno superare il voto capitario e diventare società per azioni. Non si tratta di danneggiare la storia di piccoli istituti ma di far sì che le banche sul territorio siano all’altezza delle sfide europee e mondiali”. Meno soddisfatto è, invece, il sindacato dei bancari Fabi: secondo il segretario generale Lando Sileoni, sarebbero “a rischio posti di lavoro per l’inevitabile avvio di aggregazioni”, e all’orizzonte ci sarebbe “la possibile perdita fra 18 mesi dell’italianità delle banche a un forte rischio di fronte ai capitali stranieri. Abi e Federcasse dimostrino intelligenza politica rivedendo loro posizioni di incomprensibile chiusura sui contratti di lavoro dei bancari”, spiega.