Goldman Sachs © GettyImages

Lascio un ambiente “tossico e distruttivo” dove i profitti continuano a essere messi al di sopra di tutto, anche degli interessi dei clienti che, per molti manager, sono semplicemente dei ‘muppets’ (“pupazzi”, dal famoso Muppets Show )”. E’ l’impietosa visione di Greg Smith, ormai ex direttore esecutivo di Goldman Sachs e responsabile del settore derivati in Europa e in Asia, che in un editoriale sul New York Times ha criticato l’attuale gestione di uno dei più grandi istituti finanziari americani e del mondo. Dopo 12 anni all’interno di Goldman Greg Smith è del tutto disinnamorato di un ambiente che cozza ormai con la storia del gruppo, che per Smith ha fatto della cultura dell'etica una delle priorità che sono state sempre apprezzate dai clienti in oltre un secolo di attività. “Quando i libri riscriveranno la storia di Goldman – scrive Smith – potranno mostrare come Blankfein (il ceo Lloyd Blankfein, ndr ) e Cohn (il presidente Gary Cohn, ndr ) hanno lasciato cadere questa cultura dell'impresa mentre loro tenevano le redini del gruppo. E un declino dello spessore morale dell'impresa nel lungo termine rappresenta una serissima minaccia per la sua sopravvivenza”. I responsabili del gruppo, hanno subito respinto le accuse (“Non potremmo avere successo senza il successo dei nostri clienti. E questa verità è alla base dei nostri comportamenti”), ma le parole di Smith hanno comunque fatto il giro del mondo anche perché l’ex dirigente spiega quali sono i tre modi veloci per diventare un leader” in Goldman Sachs: 1) muoviti lungo le assi, che per Goldman significa convincere i clienti a investire in azioni o in prodotti di cui la banca sta cercando di disfarsi; 2) ‘Caccia elefanti’, ovvero convinci i clienti (alcuni dei sofisticati, altri meno) a negoziare qualsiasi prodotto che produrrà profitto per Goldman; 3) Trovati seduto in un posto dove il tuo compito è scambiare qualsiasi illiquido, opaco prodotto con un acronimo di tre lettere.