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Per la sterlina è il peggior risultato dal 2009. Sarà pure un desiderio di tanti cittadini britannici, ma l’uscita del Regno Unito dall’Unione non piace ai mercati: la moneta di Sua Maestà crolla ai minimi degli ultimi setti anni sul dollari (1,4057 dollari, il pound non era così basso dal 18 marzo 2009), ma registra anche cali sull’euro.

Sembra che i mercati vogliano avvisare la Gran Bretagna su un possibile fenomeno Brexit – il prossimo 23 giugno ci sarà un referendum britannico per decidere del futuro del Paese nell’Unione – e anche le agenzie di rating “minacciano” downgrade.
Il pesante calo della sterlina, come riportato da Il Sole 24 Ore, sarebbe stato scatenato dalle dichiarazioni di Boris Johnson, il sindaco uscente di Londra, che si è detto a favore di un’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. In un articolo sul Telegraph Johnson ha fatto capire che un “no” all’Europa consentirebbe concessioni maggiori nei negoziati con Bruxelles. La risposta del premier David Cameron, più propenso a un accordo con l’Ue, non si è fatta attendere: “Conosco molte coppie che hanno avviato le pratiche di divorzio, ma non conosco nessuno che lo abbia fatto per potersi risposare con il partner che sta lasciando...La verità è che (in caso di Brexit, ndr) entro due anni i nostri accordi commerciali con l’Ue cesserebbero di esistere, così come quelli con 53 altri Paesi del mondo … Questo più che un rischio, lo ripeto, è un salto nel vuoto, capace di danneggiare i lavoratori del nostro Paese per molti anni a venire”. La scelta, ha ricordato Cameron, è “fra una Gran Bretagna più forte all’interno di un’Unione europea riformata e un salto nel vuoto...”.