Covid-19 in Europa: sono gli italiani i più preoccupati per l'economia

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

I consumatori stanno lentamente cominciando ad adeguarsi al contesto complesso dovuto al Covid-19, tuttavia è salita al 60% contro il 45% di luglio, la percentuale di coloro che in Europa ritiene che saranno necessari più di 12 mesi prima che le cose possano tornare alla normalità. Nel complesso, le generazioni più giovani sono quelle che si dicono maggiormente preoccupate. La seconda ondata pandemica ha causato rinnovati timori per la propria salute, ma è anche l'impatto finanziario del Covid-19 che sta destando grandi preoccupazioni, soprattutto in Italia. Ecco quanto emerge dall’ultima analisi di Bain & Company Emea Consumer and Shopper Pulse .

Il Covid-19 ha impattato significativamente l’occupazione, con circa il 40% dei cittadini europei che ha visto una riduzione significativa del lavoro o addirittura la perdita dell’impiego, con l’Italia in testa a questa classifica. I consumatori italiani sono risultati – fra quelli europei – i più preoccupati per una recessione del proprio Paese. “Quasi la metà dei consumatori intervistati dichiara di aver subito una riduzione di reddito nelle ultime settimane ed il 60% di aver posticipato acquisti non essenziali nello stesso lasso di tempo”, spiega Aaron Gennara Zatelli, Associate Partner di Bain & Company.
I tagli agli acquisti non essenziali, dovuti ai timori per le proprie finanze – insieme alle minori opportunità di spesa a causa delle misure restrittive in vigore in molti Paesi – hanno causato il posticipo di alcune spese previste e un’importante contrazione delle spese su tutte le categorie (intrattenimento, pasti, viaggi).

L’unica categoria con un trend positivo è quella dei generi alimentari, che hanno visto un incremento medio del 30% rispetto ai tempi pre-pandemici. L’Italia – in termini di spesa per questa tipologia di prodotti – risulta seconda solo al Regno Unito. Infatti, nonostante una leggera flessione in questo trend, i consumatori continuano a preferire il consumo domestico dei pasti, con l’80% della spesa in cibo che viene effettuato per prodotti da cucinare e consumare in casa, sia per ragioni salutistiche sia per spendere meno.