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Neanche il tentativo di mediazione del ministero dello Sviluppo economico è riuscito a scongiurare lo sciopero dei benzinai, che resteranno chiusi per almeno 48 ore a partire da questa sera, martedì 11 dicembre, creando disagi a cittadini e imprese a pochi giorni dalle festività natalizie. L’agitazione è stata confermata e riguarderà sia i distributori della rete ordinaria – chiusi dalle 19 di oggi fino alle 7 di venerdì 14 dicembre – sia quelli della rete autostradale (per questi la serrata è in programma dalle 22 di oggi fino alle 22 di giovedì 13 dicembre). “Nemmeno il Governo dei tecnici – si afferma in una nota congiunta delle associazioni Fegica Cisl, Figisc-Anisa Confcommercio e Faib Confesercenti – trova la forza e gli strumenti adatti per costringere le compagnie petrolifere a rispettare le leggi vigenti e che esso stesso ha introdotto”.

ALLA BASE DELLE PROTESTE. Ma perché questo sciopero? I gestori lamentano una sostanziale inadempienza da parte delle compagnie petrolifere a rispettare gli impegni sottoscritti il 27 luglio scorso, che avrebbero dovuto portare a trattative sui temi più controversi, dai rinnovi contrattuali all'utilizzo delle carte di credito, fino agli oneri a carico dei distributori. I gestori, come riporta l’Ansa , parlando quindi di “comportamenti che costituiscono una vera e propria aggressione nei confronti di circa 24.000 piccole imprese di gestione e di oltre 120.000 lavoratori occupati nel settore”. Accuse, queste, che le compagnie rispediscono al mittente. L'Unione petrolifera parla infatti di richieste “del tutto pretestuose e non corrispondenti alle reali condizioni di un mercato in forte contrazione. Le singole aziende – aggiungono le compagnie – hanno confermato, nel rispetto della normativa di settore, la loro disponibilità al confronto e a individuare soluzioni per le specifiche situazioni di sofferenza”.

POSSIBILI ALTRI SCIOPERI. I rifornimenti potrebbero essere a rischio anche nella settimana prima di Natale “a causa del preannunciato rifiuto di molte compagnie petrolifere di rifornire gli impianti, in vista del cosiddetto 'no rid day', vale a dire del rifiuto dei gestori di pagare una fornitura di carburante tra i giorni 17 e 22 dicembre prossimi, per protestare contro il rifiuto delle compagnie stesse a rinnovare i contratti collettivi scaduti da anni”. Inoltre, tra Natale e Capodanno, per gli automobilisti non sarà possibile pagare il pieno attraverso le carte di credito e il pago bancomat, “per protesta contro il rifiuto delle banche ad applicare la norma di legge che prevede la gratuità dell'utilizzo della moneta elettronica, sia per i gestori che per i consumatori, per il pagamento dei rifornimenti fino a 100 euro”.