Il ponte di Øresund è utilizzato da tre milioni e mezzo di persone per attraversare la lingua di mare tra Malmoe (Svezia) e Copenaghen (Danimarca) © Danny/Flickr

Chiudere le frontiere costerebbe all'Europa fino a 100 miliardi all'anno, precisamente lo 0,8% del pil comunitario. Fa i conti France Strategie, think-tank governativo francese, che ha provato a stimare il danno per l'economia comunitaria dalla retromarcia sul trattato di Schengen come risposta al massiccio arrivo di profughi. Se ci si limitasse a una breve chiusura, a pagare sarebbero solo turisti (-5%), lavoratori transfrontalieri e il trasporto merci. In caso di uno stop strutturale, invece, gli scambi commerciali potrebbero calare del 10-20%. Come se all'improvviso l'Ue imponesse una dazio del 3% su tutti i beni. Ancora più impressionanti le cifre Stato per Stato: la Germania perderebbe 28, 13 l’Italia, 10 la Spagna e 6 l’Olanda.

PRIMI DISAGI. I primi disagi si avvertono già. Il passaggio sul ponte tra Danimarca e Svezia costa 45 minuti in più ai pendolari e 150 mila euro al giorno ai due Stati. Il passaggio autostradale tra Francia e Belgio impone code fino a 30 minuti. Mentre l'aeroporto di Helsinki si è trovato a corto di personale per controllare i documenti dei passeggeri Ue in arrivo in Finlandia. Vari calcoli riportati da Repubblica , stimano in 1,2 miliardi di euro per l'Ue il buco dovuto a 10 minuti di coda per ciascuno degli 1,7 milioni di transfrontalieri europei. E rimettere due agenti a ogni valico costerebbe 300 milioni di euro.

MERCI. I costi maggiori però sarebbero soprattutto per i Paesi più piccoli, che vivono spesso sui vantaggi del Trattato di libera circolazione. Il 70% dell’economia della Slovacchia, infatti, vive sugli scambi intra-Ue. E l'Italia? Dovrebbe temere un calo dei 17 milioni di turisti e tanti disagi negli scambi commerciali, che ammontano a 208 miliardi di esportazioni e 197 di importazioni.