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La realtà è più complicata

La realtà è più complicata Torna a Ripresa economica post Covid-19 Roaring Twenties
Lunedì, 03 Maggio 2021

Il parere di Rony Hamaui, docente di economia all’Università Cattolica di Milano e presidente di Intesa Sanpaolo ForValue

Rony Hamaui-Università Cattolica-Intesa Sanpaolo ForValue

Ci troviamo all’alba dei nuovi Roaring Twenties come sostenuto da Christakis?
L’analisi ha senso anche in campo economico? Credo che all’autore sfugga qualcosa: difficilmente ci sarà un momento X in cui questa pandemia finirà come per incanto. Non è che si esce da una guerra, si firma un trattato e il giorno dopo c’è la pace. La tesi del libro ha senso e probabilmente quello sarebbe il risultato di un esperimento sociologico condotto in ambiente asettico, ma il mondo reale è molto più complicato. Penso che il ritorno a una vita normale richiederà molto tempo, perché il virus ha molte varianti, perché non siamo affatto sicuri che questi vaccini funzionino o di quanto funzionino, né di quanto duri la copertura. Senza contare che ci sarà una parte della popolazione che non verrà vaccinata. In sintesi, non credo ci sarà questa esplosione e che rivivremo quegli anni Venti.

Mi par di capire che forse la ripartenza non sarà a V. E allora che forma avrà?
Forse assomiglia a un 7 rovesciato ma è difficile fare previsioni, perché ci sono troppe variabili da tenere in considerazione. Siamo un po’ al buio in quanto non abbiamo mai vissuto un’esperienza di questo genere. Per esempio, se gli stimoli negli Usa, a livello di politica fiscale, fossero così ampi ed eccessivi come oggi qualcuno fa notare, allora lì potremmo avere un rimbalzo molto più forte, ma provocato dalle politiche, non endogeno al sistema. In Europa sarebbe inferiore. La politica economica gioca un grande ruolo. Per esempio, nella gestione di questa crisi c’è stato un grandissimo coordinamento internazionale, non voluto. I Paesi si son trovati a fare le stesse cose ma senza nessun piano e senza nessuna leadership. Questo coordinamento involontario rimarrà? Anche questa è una variabile e non poco importante.

In Europa, diceva, il rimbalzo sarà meno consistente. Il Next Generation EU non basta? 
Il problema non è quello. Abbiamo strappato all’Europa un grandissimo successo, perché per la prima volta questa avrà una politica fiscale, avrà un debito e quindi c’è un salto di qualità altissimo. Che l’Italia sappia usare bene questo denaro però è da dimostrare. Perché spendere soldi è facilissimo, basta regalarli un po’ in giro; in questi mesi, abbiamo speso 100 miliardi, possiamo tranquillamente spenderne 200 senza nemmeno accorgercene. Spenderli bene è molto difficile. Questo vale per il pubblico e per il privato. Finora abbiamo solo messo dei cerotti, abbiamo speso tanto, probabilmente perché non avevamo altra scelta ma non abbiamo fatto evolvere il sistema in maniera positiva. Abbiamo solo dato dei ristori e con questi non crei un corpo più forte. Supponiamo che si stia parlando di una corsa: con i ristori puoi consentire all’atleta di fare qualche centinaio di metri in più, ma è l’allenamento che lo fa correre più veloce. Noi dobbiamo passare dal ristoro all’allenamento. Purtroppo, storicamente l’Italia non ha mai dimostrato di saper usare bene i soldi, soprattutto quelli concessi dall’Europa.

Questo perché? Cosa le manca?
Credo manchino una classe politica in grado di elaborare dei piani e un’amministrazione capace di metterli in atto. Come al solito, la differenza la fanno le istituzioni. Tutta la teoria economica in questi ultimi anni ha sottolineato l’importanza di avere delle buone istituzioni. E le nostre sono scadenti.

Le imprese italiane possono approfittare del rimbalzo, qualunque forma abbia?
Credo di sì. Tenga conto di questo: noi non ce ne siamo accorti ma in questi anni l’Italia ha guadagnato una posizione finanziaria netta positiva, che vuol dire che siamo riusciti a esportare più di quello che abbiamo importato e lo abbiamo fatto anche durante la crisi; nonostante tutti i problemi legati ai dazi e alla disruption delle supply chain, le imprese italiane hanno continuato a esportare e questo dato è sottovalutato. Si pensa che tutti siano andati male e invece non è così. Ci sono aziende che, nonostante tutto, sono riuscite a difendere le posizioni che avevano. Certo il turismo e il settore di alcuni servizi hanno sofferto, ma ce ne sono stati altri di settori che invece non ricorderanno il 2020 come un anno orribile.

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