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Piccola, senza debiti e, a sorpresa, spesso targata Milano: è questo il profilo dell'azienda mafiosa descritto dall''Osservatorio Transcrime, centro sulla criminalità transnazionale della Cattolica di Milano e dell'Università di Trento

Si comincia dal dato più allarmante ma non nuovo vista la cronaca recente: circa il 30% delle imprese italiane percepisce un alto rischio criminalità nel suo ambiente, che sale al 40% nel Mezzogiorno. Con corruzione e illegalità che appesantiscono la già difficile situazione economia.

NUMERI IMPRESSIONANTI. Da questi dati è partito il centro Studi e ricerche per il Mezzogiorno (Srm), del gruppo Intesa SanPaolo, per raccontare come nasca l'impresa criminale e come provi a rialzarsi dopo il sequestro da parte dello Stato.

Al 2013, come riporta Repubblica , in Italia le aziende confiscate 1.707, mentre i beni immobili sono 11.237. Da questo immenso patrimonio, sono riuscite a riemergere in modo attivo solo 171 e appena 38 sono operative.

Ne consegue che il 90% di queste è in liquidazione o in procedura fallimentare lasciando a spasso qualcosa come 72 mila lavoratori. Trenta miliardi di beni inutilizzati, oltre a un miliardo e mezzo in contanti e due miliardi di titoli immobilizzati nel Fondo unico giustizia.

 

SORPRESE TERRITORIALI. Insospettabili, o forse no, i dati terroriali: le aziende confiscate sono localizzate in 17 regioni, per metà si trovano tra Sicilia (36%) e Campania (20%). Seguono a ruota Lombardia, Calabria, Lazio e Puglia. Il Nord è ai primi posti anche per l'incidenza provinciale: Milano viene subito dopo Palermo e Napoli, davanti a Reggio Calabria.

Le province di Lecco (7,3 aziende confiscate ogni diecimila registrate), Milano (3,4) e Brescia (2,7) mostrano tassi anche superiori a quelle di altre aree del Sud.

I SETTORI. Da ultimo, può essere interessante studiare quali sono i settori in cui la criminalità organizzata investe più volentieri: commercio all'ingrosso e al dettaglio (29,4%), costruzioni (28,8%), alberghi e i ristoranti (10,5%) e attività immobiliari (8,9%).

I settori privilegiati sembrano dunque essere quelli a bassa tecnologia, non legati all'esportazione alle esportazioni, ad alta intensità di manodopera e grosso coinvolgimento di risorse pubbliche.

Da questi dati, Srm traccia l'identikit dell'azienda mafiosa: piccola (nel 50% dei casi ha un capitale medio tra 10 e 20 mila euro), giovane (in media dieci anni tra la costituzione e la confisca di prima istanza), poco patrimonializzata e poco indebitata ma con grande liquidità. La forma privilegiata è la srl, dove inserire parenti e amici con ruoli di prestanome e occultare con partecipazioni societarie.

NON SOLO ITALIA. Ma le mafie ormai sono un problema comunitario: spopolano in Romania e Albania, ma invadono tutta l'Ue. Leader del turismo alle Canarie, padroni di giochi illegali, alberghi e tessile in Portogallo, Costa azzurra e Germania. Nel Regno Unito si investe in ristorazione, nel commercio, nei lavori pubblici e persino nel real estate.