I produttori americani chiedono l'abrogazione della legge che vieta l'esportazione di petrolio Usa © Getty Images

Le cifre non mentono: 7,4 milioni di barili al giorno in CIna, 7,2 negli Stati Uniti. Il sorpasso di Pechino in vetta alla classifica degli ordini di petrolio mondiale certifica il cambiamento globale del mercato energetico. Da una parte la crescita dell'economia cinese, dall'altra l'effetto prorompete della rivoluzione shale che ha permesso agli Stati Uniti di diventare sempre meno dipendente dal greggio arabo. Nell'analisi del Financial Times , nei piani di Pechino c'è la volontà di aumentare le scorte e stringere i rapporti con Iran, Oman e Abu Dhabi. «L'Iran potrebbe aver applicato una politica di sconti aggressiva per intensificare i rapporti con Pechino, in modo da assicurarsi un numero crescente di investimenti».

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A diminuire il fabbisogno a stelle e strisce sarebbe anche la diffusione di motori a bassi consumi e addirittura i produttori Usa vorrebbero inizia ad esportare il loro greggio, ma per ora lo vieta una legge degli anni Settanta: «Non ha senso che gli altri Paesi possano vendere il loro petrolio negli Usa, mentre il petrolio americano è di fatto bloccato sul nostro territorio», dice chi lamenta uan sovra-produzione. Il tutto in attesa di capire come il rimbalzo del prezzo del greggio a circa 65 dollari al barile.