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L'accordo annunciato dal Corriere della Sera e poi smentito da Procura e Google stessa non c'è ancora. Ma serve a svelare le mosse del fisco italiano a caccia dei profitti delle grandi multinazionali del web.

Il giochino è noto, quello del cosiddetto Double Irish: il pagamento delle imposte in Italia trasferendo i profitti in paradisi fiscali o paesi a fiscalità privilegiata (a partire dall'Irlanda).

Per questo nel mirino degli 007 fiscali non c'è solo il motore di ricerca, ma anche altri colossi web, da Amazon e Apple, fino a Ryanair.

Microsoft invece avrebbe già aperto con l'Agenzia delle Entrate una procedura di ruling internazionale per la determinazione dei prezzi di trasferimento infragruppo.

A CACCIA DEI SOLDI. Vengono analizzati nel dettaglio i modelli organizzativi delle multinazionali che trasferiscono i ricavi verso le sedi aperte nei paradisi fiscali.

Come nel caso di Google Italy, la procedura per scardinare il sistema è quella di riqualificare la tipologia di business di quelle aziende che operano nel nostro Paese per riportare sotto la tassazione italiana le quota di fatturato maturata nel nostro Paese.

Un esempio? La raccolta della pubblicità online sulla quale Google paga una quota minima di imposte.