Manovra, dal 2019 più tasse per le aziende italiane

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Nonostante le promesse della campagna elettorale e i proclami dei mesi scorsi, la legge di Bilancio approvata dal governo non tutela affatto le aziende italiane. Anzi, infrange la promessa di “meno tasse” e prevede una stangata fiscale inattesa. Secondo le elaborazioni dell’Istat, infatti, un terzo delle imprese dovrà fare i conti con un aumento delle tasse del 2,1%. Di fatto, solo il 7% delle società italiane sarà avvantaggiato dalle nuove misure. Oltretutto, a subire i rincari maggiori sarà la fetta più fragile del nostro mondo produttivo, quella della Pmi più piccole, sotto i dieci dipendenti: dal prossimo anno saranno loro a dover fronteggiare l’aggravio fiscale più elevato. Ecco perché Confindustria, Confapi e le associazioni delle banche e delle assicurazioni hanno annunciato una dura battaglia.

I nuovi interventi non avvantaggiano le aziende italiane

Ma perché dalla promessa di “mano tasse” si è passati a una stangata fiscale? Tutta colpa del mix di interventi introdotti dalla Manovra e soprattutto dall’abolizione dell’Ace, cioè l’aiuto alla crescita economica. Dal prossimo anno, dunque, le imprese italiane non potranno più contare sullo sconto fiscale finalizzato al rafforzamento del capitale attraverso il reinvestimento degli utili. Si dovranno accontentare della mini-Ires, che si prevede sì uno sconto del 15% sugli utili reinvestiti in macchinari, ma che è sicuramente meno utile nell’ottica del rafforzamento patrimoniale. Non solo. Secondo l’Istat la sostituzione dell’Ace con il mini-Ires non conviene affatto: se la vecchia Ace comportava un vantaggio del 2,1%, il nuovo mix di imposte equivale a un risparmio fiscale dell’1,7%.  

La legge sul Bilancio ha abolito anche il maxi ammortamento, che per le aziende comportava un vantaggio fiscale dell’1,5%, consentendo di spalmare il risparmio d’imposta lungo tutta la vita del un bene acquistato. Poco utile anche la nuova proroga degli iperammortamenti per chi investe in alte tecnologie, specie per le imprese più grandi e con progetti di più ampio respiro. Gli “iperammortamenti”, infatti, rimangono previsti nell’attuale maggiorazione piena del 150% del costo deducibile dell’investimento solo per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, per poi ridursi al 100% per gli investimenti tra 2,5 e 10 milioni di euro, al 50% per gli investimenti tra 10 e 20 milioni di euro, fino ad azzerarsi per gli investimenti oltre 20 milioni di euro.