Come se non bastassero tasse e cuneo fiscale, c'è anche la bolletta energetica a pesare sulle imprese italiane favorendo la concorrenza europea. Nonostante gli sconti degli ultimi anni, in Italia la spesa elettrica per kilowattora resta la più alta dell'Ue, secondo i dati Enea. L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile che ha elaborato i dati sui consumi del 2016 e li ha messi in confronto con quanto accaduto nelle ultime stagioni.

Fatta salva la Francia, che gode di prezzi ultraconcorrenziali, il bilancio è in perdita nei confronti di tutti gli altri Paesi. Dal 2012 i prezzi hanno iniziato a scendere dopo il picco, le Pmi oggi pagano comunque un prezzo maggiore del 14% rispetto al 2008. Non va meglio alle medie imprese (+8,8%), mentre le grandi aziende sono riuscite a strappare appena il 4,5% di rincaro.

«Anche nel 2016», scrive l’Enea, «si mantiene lo scostamento tra il prezzo medio annuo pagato dalle imprese italiane e quello pagato dalle imprese degli altri principali paesi della Ue. Nel 2012, la differenza di prezzo tra Italia e media Ue nelle tre fasce di consumo oscillava tra 5,6 e 5,8 centesimi di euro al kilowattora, mentre nel 2016 si è registrata una differenza di prezzo tra 3,7 e 3,8 centesimi». In questo pesano, ovviamente, le tasse e le imposte non recuperabili che incidono per il 45% del costo toale (anche se in Germania è il 50%).