Infrastrutture, il ritardo dell'Italia manda in fumo 40 miliardi l’anno

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Lo scorso venerdì, 15 mila lavoratori del settore costruzioni sono scesi in piazza per scioperare contro dieci anni di crisi e una situazione che appare tutt’altro che in via di risoluzione. Eppure di lavoro ce ne sarebbe, e anche tanto. Se solo governo e imprese si decidessero a investire nella rete infrastrutturale, al momento decisamente carente. A lanciare l’allarme è la Cgia di Mestre, che ha analizzato vari dati fra cui quelli delle relazioni di Mit e Sace, concludendo che il nostro sistema di strade, porti, vie di comunicazioni è talmente arretrato da soffrire di un “deficit di competitività” che ci costa 40 miliardi di euro all’anno e comporta una perdita di export che ne vale altri 70. Basti pensare che nel 2017 gli italiani hanno trascorso mediamente 38 ore in situazioni di congestionamento, ossia bloccati nel traffico, rispetto a una media europea di 30 ore. Insomma un giorno e mezzo buttato.

Italia peggior Paese europeo per infrastrutture

Del resto, anche per il World Economic Forum l’Italia è il Paese peggiore dal punto di vista della qualità/efficienza del sistema infrastrutturale. I nostri punti deboli? Soprattutto qualità delle strade; efficienza dei servizi ferroviari; efficienza dei servizi portuali; copertura della linea internet veloce. Se facciamo un confronto con la Germania, che ha un tessuto produttivo simile al nostro, pur vantando diversi campioni mondiali dell’industria che in Italia sono davvero rari, i risultati sono davvero impietosi: il gap per l’efficienza dei servizi portuali è del 18%, quello per la qualità delle strade del 24%, quello per l’efficienza dei servizi ferroviari sale al 40% e quello per la copertura della linea internet ultraveloce addirittura al 199%. I margini di miglioramento, dunque, per superare questi anni di difficoltà, con 120 mila aziende chiuse e 600 mila i posti di lavoro persi, ci sono.