pensione 500 mila statali

Circa 500 mila dipendenti pubblici andranno in pensione nei prossimi quattro anni, per diventare un milione entro il 2027. Ma a che prezzo? Perché se il sottosegretario alla Funzione pubblica, Angelo Rughetti sostiene la grande occasione per svecchiare la forza lavoro della Pubblica amministrazione con l'ingresso di 100-150 mila giovani, le casse previdenziali tremano. 

In pensione 500 mila statali entro il 2022: il colpo di grazia per l'Inps

«Nei prossimi quattro anni», spiega Rughetti, «abbiamo quasi 500 mila persone che si ritireranno. È un’occasione straordinaria anche per abbassare l’età media che ormai ha raggiunto la soglia dei 50 anni». A uscire sarà la generazione dei baby boomers (nati tra i 52 e il 62) che beneficiò dei concorsi pubblici degli anni Settanta e inizio Ottanta. 

«Se siamo bravi a programmare», il varco che si apre con le uscite per pensionamento consente «di portare nel sistema pubblico nuova linfa, abbassare l'età media, aprendo ai giovani e ai talenti». Ma avverte il sottosegretario Rughetti: «Sostituire il budget di uscita con una percentuale di entrata potrebbe significare buttare soldi. Bisogna che l'insieme dei datori di lavoro pubblici realizzino una grande analisi dei fabbisogni. Noi ci dobbiamo chiedere cosa serve a questo Paese, se servono medici, ingegneri informatici, progettisti».

Concorsone per 100-150 mila giovani?

Secondo il Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, il pubblico impiego è appesantito da 1,6 milioni di ultra50enni, più della metà del totale. Mentre i lavoratori under 30 sono appena 81 mila su più di 3,3 milioni di dipendenti (il 2,7%, che diventa 6,8% se arriviamo a 35 anni). Il problema sarà quantificare i mini-incentivi per accelerare l'uscita degli anziani che andranno a gravare di colpo sulle casse dell'Inps. E dall'altra parte serviranno regole certe per condizionare le assunzioni alla sostenibilità finanziaria, della spesa, senza ulteriori vincoli.

La selezione, insomma, avverrebbe sulla base di nuovi profili e attraverso nuove modalità concorsuali, con prove centralizzate, periodiche e orientate a sondare specifiche professionalità (magari partendo anche da abilità già certificate, magari attraverso più step). L’esempio, citato dal sottosegretario, è quello dei progettisti: figura che manca con ricadute pesanti. «Abbiamo miliardi di euro chiusi nei cassetti del governo» perché non ci sono iniziative. Anche se all'orizzonte si parla già di un concorsone. Una speranza per tanti giovani, mentre si continua a lavorare all'ipotesi dello sgravio contributivo per l'assunzione degli under 30 a tempo indeterminato.