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Che il 2011 sarà l’anno della ripresa è ancora da dimostrare. Quel che è certo è che il 2010 non si è chiuso nel migliore dei modi per l’imprenditoria italiana. Dai dati raccolti da Cerved Group nell’Osservatorio trimestrale sulla crisi di impresa (scarica lo studio) si registra un record negativo per le imprese italiane: nel 2010 è stato l’anno nero per i fallimenti in Italia, con 11mila aziende che hanno dichiarato bancarotta, il valore più alto da quando è stata riformata la disciplina sulla crisi di impresa. Ma forse si vede la fine del tunnel: i dati destagionalizzati del quarto trimestre indicano un calo dei fallimenti dell'8,8% rispetto al picco toccato durante l'ultima estate.
Le procedure di bancarotta l'anno scorso sono aumentate di circa il 20% rispetto al 2009, anno che già aveva accusato una crescita del 25%. E l'industria rimane le più colpite dalla crisi: nel 2010 hanno dovuto dichiarare default più di 5mila imprese manifatturiere, con un 'insolvency ratio’ che ha toccato quota 45,2, oltre il doppio di quello complessivo dell'economia, che ha un tasso medio di 20. Hanno sofferto soprattutto il comparto dei mezzi di trasporto ('insolvency ratio’ pari a 87), quello della gomma e della plastica (83), l'industria calzaturiera (71) e la meccanica (63). Se nel 2009 l'impennata dei fallimenti aveva riguardato soprattutto le aree del Nord, nel 2010 il fenomeno risulta parzialmente più omogeneo: le procedure sono cresciute a un tasso del 21,5% nel Nord Ovest, del 20,9% nel Centro, del 18,4% nel Nord Est e del 17,4% nel Sud e nelle Isole. E il Nord rimane l'area del Paese con la più alta incidenza dei fallimenti: l’insolvency ratio’ si attesta a 23,8 punti nel Nord Ovest, soprattutto a causa dell'alto livello registrato in Lombardia (indice di 28,1), la Regione italiana che conta il maggior numero di casi (più di 4mila nel corso del 2009-2010).