Lo sconforto del popolo greco © Getty Images

Alla fine di un'altra lunghissima notte per l'Europa arriva il via libera del Parlamento greco alle riforme imposte dall'Europa per ottenere gli aiuti economici. Mentre in piazza Syntagma partivano gli scontri tra polizia a anarchici, a tarda ora arrivava il sì definitivo del governo ellenico al piano concordato con i creditori: I sì sono stati 229, 64 i no, 6 gli astenuti. Sono state dunque 40 le defezioni nel partito di maggioranza, dopo le dimissioni di Varoufakis prima e del suo ex viceministro ieri. Nessun applauso, ma solo l'eco delle parole costernate di Alexis Tsipras: «A chi pensa che io sia stato ricattato, come pensano tanti ed hanno scritto tanti media nel mondo, dico che nelle 17 ore di Bruxelles avevo di fronte tre alternative: o l'accordo o il fallimento, con tutte le conseguenze, o il piano Schaeuble per una moneta parallela. E fra le tre, ho fatto la scelta di responsabilità».

ALLARME FMI. Intanto, si continua a discutere della situazione greca dopo che Il Fmi ha lanciato l'allarme sui conti: economia deteriorata e debito insostenibile, che vola verso il 200% del pil nei prossimi anni con un fabbisogno stimato nel 2018 di 85 miliardi di euro. «Il debito greco», dice la nota del Fondo monetario internazionale, «può essere ora reso sostenibile soltanto tramite misure di alleggerimento (relief) del debito che vanno molto oltre quanto l'Europa ha dimostrato di prendere in considerazione finora». Una bocciatura pesante agli accordi di lunedì mattina, proprio mentre il Parlamento greco si appresta a votare le riforme per sbloccare gli aiuti da 86 miliardi di euro.

Nessun errore nel programma precedente, anzi: se il governo si fosse attenuto a quanto deciso, non sarebbero stati necessari interventi sul debito e si sarebbero raggiunti gli obiettivi posti nel novembre 2012 (debito pil al 124% nel 2020 e sotto il 110% nel 2022). Invece le mosse del governo ellenico hanno fatto lievitare il fabbisogno finanziario di oltre 60 portando il rapporto debito/pil al 2022 a una crescita dal 105 al 142%. L'Fmi sottolinea comunque che, visto che gran parte del debito è di creditori europei in termini non di mercato, si potrebbe evitare il taglio del debito estendendo le scadenze dei crediti europei e raddoppiano i periodi di risarcimento, nell'ordine dei 30 anni. Inoltre la chiusura delle banche e le ulteriori restizioni potrebbe portare il debito al 200% del pil già nei prossimi due anni e al 170% nel 2022 con una crescita del fabbisogno finanziario lordo di Atene.