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Non solo dichiarazioni di principio: per la prima volta, nel G20 i Grandi della Terra indicano date e cifre a cui attenersi, mettendole nero su bianco.

Nel comunicato di chiusura del G20, dedicato allo sviluppo economico e all’occupazione, i Paesi si sono infatti posti come obiettivo una crescita del 2,1% entro il 2018 e un incremento del Pil, su scala globale, di oltre 2 mila miliardi di dollari.

E ancora: entroil 2025 verranno abbattuti del 25% gli ostacoli all’accesso delle donne al mercato del lavoro.

LOTTA A CHI BARA. Pugno duro contro l’evasione e i paradisi fiscali mentre sul fronte dell’occupazione il G20 si impegna a creare milioni di posti di lavoro. Infine, per la prima volta, i Paesi accettano il controllo del Fondo Monetario Internazionale.

Proposta che l’istituzione non si è fatta certo ripetere due volte: «Faremo ispezioni Paese per Paese, valuteremo il grado di attuazione di ogni misura economica che i governi si sono impegnati ad adottare», ha subito dichiarato il direttore del Fmi Christine Lagarde.

EMISSIONI GIU'. Nel programma del G20, trovano persino posto le tematiche ambientali: sulla scia dello storico accordo Usa-Cina, anche i Paesi del summit si impegnano a ridurre le emissioni di gas serra.

«Sosteniamo un’azione forte ed efficace», si legge nelle conclusioni del vertice. «Ribadiamo il nostro sostegno alla mobilitazione di risorse finanziarie per l’adattamento dei Paesi vittime dei cambiamenti climatici, come il Fondo verde».

RENZI SODDISFATTO. «Il tema della crescita è stato ripreso praticamente da tutti, non abbiamo sofferto di mancanza di compagnia», il commento del premier Renzi a Sky Tg24. Nel vertice di metà dicembre «capiremo se la nave Europa si sta pian piano spostando dall'austerità e il rigore verso la crescita.

«E' importante che il progetto di valorizzazione degli investimenti (a livello Ue) dia il senso del messaggio G20 di più attenzione a crescita e investimenti», ha proseguito il presidente del Consiglio rimandando la discussione sul piano da 300 miliardi annunciato da Juncker alla prossima riunione della Commissione europea.

MALTEMPO E CORRUZIONE. «Ho insistito sulla lotta alla corruzione e l'evasione: un giro che in Italia vale 160 miliardi di euro, il 10% del Pil», il commento finale di Renzi via Twitter prima di affrontare i temi dell'attualità politica italiana con i giornalisti in Australia: «E' finito il tempo in cui bastava una manifestazione per mettere in crisi il governo. Rispetto la piazza ma anche la stragrande maggioranza degli italiani che vuole che l'Italia torni ad esser ciò che deve essere, leader e non fanalino di coda in Europa. Il maltempo? Quando come primo atto del governo ho costituito una unità di missione contro il dissesto idrogeologico mi hanno fatto i risolini. Ora spero sia chiaro il motivo. Ci sono vent'anni di politica del territorio da rottamare, anche in alcune regioni del centrosinistra».