L'attrice americana Lindsey Lohan famosa per il taccheggio: nel 2013 è finita in tribunale con l'accusa di aver rubato in una gioielleria una collana da 2.500 dollari

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I furti nei negozi sono la causa principale degli ammanchi inventariali. In Italia questi reati costano al settore 94 euro annui a persona. A svelarlo è il Barometro mondiale dei furti nel retail per il 2014.

IN ITALIA. Le differenze inventariali, rispetto al 2013, sono diminuite attestandosi al 1,09% delle vendite, con perdite per un valore di 3,1 miliardi di euro annui per gli esercenti. Lo studio mostra come il 75% degli ammanchi è dovuto a furti fatti da clienti (53,4%) e dipendenti (22%). Tra le altre cause vi sono gli errori amministrativi (16,3%) e frodi da parte dei fornitori (8,3%).

PREVENZIONE CRIMINALITÀ. Il nostro Paese, nell’indagine globale, spicca tra quelli in cui gli investimenti sulla prevenzione della criminalità sono cresciuti, con più di 2,5 miliardi di euro nell’ultimo anno. L’Italia, infatti, è tra quelle nazioni “più virtuose” nel rapporto tra differenze inventariali e spesa in prevenzione.

Tra i provvedimenti adottati, è aumentato quello dell’etichettatura alla fonte, per il settore retail alimentare, inoltre il 42% degli intervistati ha in programma l’aumento del numero di referenze protette (Stock keeping unit).

CHI RUBA E COSA. Il “taccheggiatore medio” italiano, secondo lo studio, ha tra i 30 e 45 anni. In Italia, come in Europa, i prodotti più taccheggiati sono superalcolici e vini, giacche di pelle e scarpe, articoli make up e lamette, iPhone e videogame. I clienti “ladri” sono operativi in negozi specializzati in prodotti di bellezza e alimentari. I dipendenti “furbetti”, invece, sono attivi in negozi di elettronica e di articoli sportivi.

NEL RESTO DEL MONDO. A livello globale il problema dei furti incide sui costi delle differenze inventariali con più di 96 miliardi di euro, costituendo in media l’1,29% delle perdite delle vendite retail.