Immagine tratta dal video tutorial dell'Agenzia delle Entrate

Fosse stati disponibile qualche mese prima, forse avrebbe evitato a 300 mila contribuenti di ricevere una non piacevole lettera da parte dell’Agenzia delle Entrate (Leggi). Da oggi, infatti, i contribuenti potranno controllare in prima persona – in modo del tutto anonimo e senza lasciare traccia – la coerenza tra la dichiarazione dei redditi e il proprio stile di vita attraverso il ReddiTest, software gratuito è già scaricabile dal sito www.agenziaentrate.it. ReddiTest, cos’è e come funziona – Video

IL NUOVO REDDITOMETRO. Al fianco del ReddiTest, presentato questa mattina a Roma, l’Agenzia delle Entrate ha illustrato anche il funzionamento del ‘nuovo accertamento sintetico’, il cosiddetto ‘nuovo redditometro’ che sarà utilizzato dai funzionari dell’Agenzia per i controlli relativi al periodo d’imposta 2009 e successivi. “Se un cittadino non è un evasore, spende quello che guadagna, non succederà nulla, i problemi li ha chi è evasore e danneggia l'economia”, ha sottolineato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera.
Il nuovo redditometro entrerà in vigore da gennaio 2013, ma inizialmente sarà utilizzato con “massima cautela e solo per differenze eclatanti” tra spese e entrate, spiega Befera. L’accertamento sintetico tiene conto di 100 voci di spesa; si tratta di un metodo di ricostruzione del reddito che, a differenza del passato, si spiega in una nota dell’Agenzia, “non si basa su presunzioni originate dall'applicazione di coefficienti, bensì su dati certi (spese sostenute) e situazioni di fatto (spese medie di tipo corrente, risultanti dall'analisi annuale dell'Istat)”. Inoltre lo strumento prevede “la garanzia del doppio contradditorio obbligatorio”. L'Agenzia è, infatti, tenuta a dialogare con il contribuente in modo che possa essere sempre fornita la prova contraria prima della quantificazione della pretesa.

IL 20% NON è COERENTE CON QUANTO DICHIARATO. Da una simulazione dell'Agenzia delle Entrate sull'intera platea delle famiglie emerge come oltre 4,3 milioni, circa il 20%, risulta non coerente nel confronto tra le spese sostenute nell'anno e i redditi dichiarati. L'Agenzia delle Entrate precisa che “la noncoerenza non è automaticamente rappresentativa di un'evasione”. Circa un milione, tuttavia, a fronte di esborsi rilevanti e ricorrenti denunciano redditi vicini allo zero. Secondo la simulazione tra le diverse categorie di reddito il tasso di irregolarità è maggiore nel reddito di impresa e nel reddito da lavoro autonomo.