Deloitte: l’Italia si conferma primo Paese del lusso nel mondo

Prada è la prima azienda italiana in classifica: quest'anno occupa il 18esimo posto, in miglioramento di cinque posizioni rispetto all'anno precedente

Il podio della Top 10 dei big del lusso mondiale è oramai consolidato: per il quinto anno consecutivo, i colossi francesi LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton e Kering, insieme alla statunitense The Estée Lauder Companies, guidano la classifica. Inoltre, con otto conglomerati in classifica, di cui quattro nella Top 10, la Francia è il Paese che ha conseguito complessivamente performance migliori. Ma dalla Global Powers of Luxury Goods 2022  di Deloitte emerge un altro dato: con 23 aziende del settore nella Top 100, l’Italia con il suo made in Italy si conferma il primo Paese del lusso a livello mondiale, almeno per numero di realtà presenti in classifica. E in questo conteggio non vengono presi in esame i brand italiani controllati da conglomerati francesi. 

Sulla base dello studio annuale di Deloitte che esamina e classifica i 100 Top Player del settore Fashion & Luxury a livello globale, quasi tutte le società italiane in classifica, 21 su 23, hanno registrato una crescita a due cifre delle vendite di beni di lusso, compresa tra il 17,3% e il 49,3%, con una crescita composita anno su anno superiore alla media del 27,2%. Quasi tutte le aziende hanno registrato profitti, con Moncler, Max Mara, Valentino e Marcolin che hanno registrato margini di utile netto a due cifre.

Golden Goose, Moncler ed Euroitalia rientrano tra le aziende a crescita più rapida, rispettivamente al terzo, decimo e sedicesimo posto, grazie ai CAGR a doppia cifra per il periodo FY2018-2021 (rispettivamente 27,2%, 12,9% e 10,9%). Il gruppo Prada, Moncler e Giorgio Armani sono i tre principali player italiani in classifica e, in forma aggregata, rappresentano il 35% delle vendite di beni di lusso realizzate nel FY21 dalle aziende italiane presenti nel ranking.

Il gruppo Marcolin ha registrato il net profit margin  più alto dell’intera classifica: 33,4%, seguito da Hermès con 27,3%. 

La Global Powers of Luxury Goods di Deloitte 

Durante l’anno fiscale 2021, le 100 più grandi aziende di beni di lusso al mondo hanno generato vendite per 305 miliardi di dollari, 53 miliardi in più rispetto all’anno passato e superando di 24 miliardi perfino i risultati ottenuti nel FY2019 (+8,5%). A tassi di cambio costanti, i primi 100 player hanno complessivamente visto una crescita del 21,5% con un profit margin  del 12,2% (+7.1 punti percentuali rispetto allo scorso anno). “In questo periodo di cambiamento e incertezza, l’appeal delle aziende del settore lusso si è riconfermato”, ha commentato Giovanni Faccioli, Deloitte Global Fashion & Luxury Practice Leader. “Il comparto è stato capace di re-inventarsi e avviare un processo di trasformazione considerevole, portando concetti quali sostenibilità, economia circolare, innovazione, al centro delle proprie strategie di crescita per i prossimi anni. Oggi più che mai le aziende di questo settore sono in grado di essere vicine ai consumatori in termini di servizio, produzione, ascolto e condivisione dei medesimi valori.”

Economia circolare e Metaverso i trend principali del lusso

Sulla scia della pandemia e dei cambiamenti nei valori e nelle abitudini di acquisto, le aziende di beni di lusso si trovano ora di fronte a nuove opportunità derivanti da transizione ecologica ed economia circolare. Insieme alla rivoluzione digitale portata dal metaverso e dal Web3, si tratta dei due grandi trend che stanno guidando l'innovazione nell'industria del lusso. “Dopo anni di critiche ai propri modelli di business, le aziende del settore stanno portando avanti le istanze della sostenibilità e si avviano sempre più verso l’adozione di un sistema di economia circolare per ridurre concretamente il proprio impatto ambientale, modificando i processi di produzione e promuovendo nuove pratiche di consumo", afferma Faccioli. "La sostenibilità e i principi ESG sono sempre più incorporati nelle strategie delle aziende, che si avvalgono del prezioso supporto delle nuove tecnologie per sviluppare nuovi materiali rispettosi dell'ambiente e per migliorare il design, la produzione, la distribuzione e la comunicazione dei loro prodotti".