BusinessPeople

Il vero ruolo dello Stato

Il vero ruolo dello Stato Torna a Ddl concorrenza ricominciamo dalla competitività
Venerdì, 10 Dicembre 2021

Qual è il contesto in cui si colloca la legge annuale per la concorrenza? Business People  ne ha discusso con il professore Michele Grillo, docente di Economia e diritto della concorrenza e del mercato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Qual è il punto di partenza per comprendere la legge annuale per la concorrenza?
Prima di interrogarsi su quali ambiti specifici intervenire, occorre chiedersi come mai un istituto introdotto un decennio fa abbia trovato in questi anni una sola occasione di attuazione. Incolpare un legislatore accidioso non aiuta a capire quale deve essere il ruolo dello Stato in un disegno istituzionale favorevole al mercato e alla concorrenza.

E quale sarebbe il ruolo?
Il mercato concorrenziale è intrinsecamente orientato all’evoluzione e al cambiamento. Gli operatori economici prendono sempre scelte rischiose ma, come tutti gli individui, sono intrinsecamente avversi al rischio, dal quale si proteggono in due modi: operando scelte poco rischiose e poco efficienti; mettendo in piedi meccanismi di protezione dal rischio economico, che storicamente tendono a ostacolare l’operare della concorrenza. Per fare funzionare bene il mercato, lo Stato dovrebbe assumere innanzi tutto, direttamente o indirettamente, un ruolo di protezione dal rischio, sostituendosi a una molteplicità di meccanismi anticoncorrenziali di cui sono ricche le istituzioni economiche del Paese.

Può fare degli esempi?
Due sono a mio avviso gli ambiti rilevanti. Il primo riguarda l’incentivo delle imprese a proteggersi dal rischio di mercato con il monopolio, in forme che possono nascere anche spontaneamente ma che prima o poi sono blindate da pressioni lobbistiche su legislatore e governo. In Italia è raro incontrare il monopolio da libro di testo, ma sono diffusi sistemi collusivi tra imprese formalmente in concorrenza che si coordinano come un unico monopolista nel mercato. Il secondo interessa il cuore dell’intero sistema sociale italiano. Nella concorrenza è bene che muoia l’impresa che non è in grado di rispondere al meglio alle istanze di cambiamento, ma non gli uomini che la costituiscono; in particolare, i lavoratori che non hanno responsabilità nelle scelte di impresa. In Italia, per molti decenni, il lavoratore è stato protetto facendo invece leva sulla sopravvivenza dell’impresa, con istituti come la Cassa Integrazione Guadagni e formule come “difesa del posto di lavoro”. Il Welfare State italiano è gravemente inadeguato sul fronte dell’assicurazione dalla disoccupazione.

E quindi…
Una legge della concorrenza, che si limiti a essere tecnicamente attenta agli ambiti specifici su cui intervenire, restando però ignara del complessivo contesto istituzionale e sociale su cui è chiamata a operare, rischia di risolversi in un intervento malfatto o inefficace, perché intorno a essa mancherebbe alla fine un adeguato consenso politico. La mancanza di consenso politico è, a mio avviso, il motivo che spiega perché un istituto introdotto un decennio fa ha trovato finora una sola occasione di attuazione.

POTREBBERO INTERESSARTI
Copyright © 2022 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media