Mancano 120 miliardi di credito alle imprese. A tanto ammonta il conto del credit crunch presentato da Confcommercio: -7% di finanziamenti in cinque anni, -4,8% di valore aggiunto per le sole imprese del terziario, mentre il conto totale per il Paese parla di un -0,6% di pil nel 2014. Alla faccia di chi parla di ripresa e crescita. «Nessuna polemica, nessuna accusa, anche le banche hanno avuto molti problemi, a partire dalle regole sulla patrimonializzazione, che hanno ridotto la possibilità di erogare credito", spiega Mariano Bella, autore dello studio. Eppure queste considerazioni non bastano.

Perché mentre le famiglie tornano a respirare e investire, il credit crunch resta un problema soprattutto per le imprese. Nell'ultimo trimestre del 2016, il 22% del terziario ha chiesto un finanziamento, ma solo il 38% delle domande sono state accolte. Ma i numeri sono molto diversi, perché se il 41% delle grandi aziende ha ricevuto una mano, lo stesso è accaduto appena per l'11% delle micro-imprese. Le banche erogano poi appena un ottavo della cifra alle aziende fino a 500 mila euro di fatturato e un sesto per quelle fino a 1,5 miliardi.

Ancor più complicata la situazione al Sud, dove i costi salgono repentinamente: nel settembre 2016 il tasso medio sullo scoperto di conto corrente per le imprese andava dal 9,22% (per importi fino a 125 mila euro) fino a 6,14% (da 1 a 5 milioni di euro). Ma in Calabria, per esempio il tasso sugli importi minori sale all'11,78% (inTrentino Alto Adige è del 6,89%, per comprendere il range della media).