Anche Amazon finisce nel mirino della Guardia di Finanza per evasione fiscale. Dopo Apple e Google, ora tocca al colosso dell'ecommerce essere chiamato a pagare 130 milioni di euro di tasse. La società di Jeff Bezos fino al 2015 aveva sede in Lussemburgo e non avrebbe pagato imposte per quella somma dal 2010 al 2014. Il gruppo ha appena comunicato i dati trimestrali: 724 milioni di dollari nel primo trimestre 2017, +41% rispetto ai 513 del 2016.

«Amazon paga tutte le imposte che sono dovute in ogni Paese in cui opera. Le imposte sulle società sono basate sugli utili, non sui ricavi, e i nostri utili sono rimasti bassi a seguito degli ingenti investimenti e del fatto che il business retail è altamente competitivo e offre margini bassi. Abbiamo investito in Italia più di 800 milioni di euro dal 2010 e attualmente abbiamo una forza lavoro a tempo indeterminato di oltre 2 mila dipendenti». Si tratta comunque di una cifra inferiore a quella contestata a Google (300 milioni), mentre Apple ha chiuso i giochi col Fisco pagando 318 milioni di euro di multa - su 880 contestati - sempre per «omessa dichiarazione dei redditi» dal 2008 fino al 2013.

Il problema resta a monte, però, e riguarda l'incertezza dei sistemi di tassazione, dalle agevolazioni offerte dall'Irlanda fino agli sconti ai limiti della legalità proposti dal Lussemburgo (e Juncker ne sa qualcosa). Serve un quadro di regole certe a livello europeo, per far sì che le multinazionali sappiano dove e cosa pagare. Non può essere la Finanza a sostituirsi al legislatore.