Enrico Preziosi © GettyImages

“Deluso, preoccupato” per l’attuale situazione economica italiana, ma con idee che vorrebbe proporre “a tutte le forze politiche”. Alla pari di diversi imprenditori italiani, anche Enrico Preziosi, presidente e fondatore della Giochi Preziosi è “indignato” per la situazione di stallo che attraversa il Paese, ma ha preferito non pagare per inserzioni pubblicitarie rivolte alla politica perché, così dice, “è un po’ umiliante pagare per essere ascoltati”. E così le sue idee Preziosi le affida al Corriere della Sera sotto forma di intervista in cui preferisce lasciare da parte il mondo del calcio – che lo vede protagonista con il Genoa, ma anche personaggio criticato per la gestione di alcun club, tra cui il Como –. “Oggi pensiamo al mondo reale”, dice.
Il patron della Giochi Preziosi – che sottolinea di non aver mai fatto parte di Confindustria e di non avere sindacati nel suo gruppo – si dice pronto ad assumere subito 500 persone in Italia, “se le aziende che creano posti di lavoro per i giovani fra i 18 e i 35 anni (…), potessero non pagare i contributi per cinque anni”. Anche perché, spiega, “nessuno versa questi contributi sei i giovani restano disoccupati”, senza dimenticare che “i redditi messi in circolazione si traducono in consumi e Iva. Lo Stato – aggiunge– dovrebbe farsi carico solo della spesa sanitaria, però emergerebbe il ‘nero’ in studi professionali, piccole imprese, ristoranti, negozi”. Preziosi è sicuro: con questa iniziativa si potrebbe dare lavoro ad almeno 500 mila persone. Ma da buon imprenditore il presidente della Giochi Preziosi guarda anche alle aziende: “Chi reinveste i dividendi per iniziative, posti di lavoro, tecnologie, venga premiato con aliquote fiscali nulle o differenziate e prestiti a tassi agevolati non a fondo perduto. Benefici rimborsabili allo stato in modo differito”. Infine il capitolo della lotta all’evasione. Tra le idee di Preziosi ci sarebbe quella di “rendere responsabili i commercialisti” facendo pagare una quota di sanzione in caso di evasione fiscale.