Dove nasce davvero il gender gap

La differenza di retribuzione non nasce dalla paga oraria, dove ila disparità non supera il 6%. Ecco dove gli uomini staccano le donne

Il gender gap è un problema ormai annoso e denunciato da tutte le istituzioni globali. Anzi, in Italia è ancora più grave secondo i dati di fine 2016. Da dove nasce la differenza salariale tra uomini e donne? Ve lo siete ai chiesto? Di sicuro non nella paga oraria, che nel Belpaese registra differenze tra i sessi inferiori al 6%. Grave certo, ma non sufficiente a giustificare il divario denunciato. E allora vanno messi sul banco degli imputati la carriera (più difficile per chi deve occuparsi della famiglia e magari dei genitori anziani), il tipo di contratto e la differenza tra salario base e salario reale.

«Il salario è costituito da tante parti, dagli straordinari, ai premi, tutti soldi che solitamente finiscono quasi sempre nelle mani degli uomini», spiega a Repubblica Francesca Bettio, ordinaria di Economia del Lavoro a Siena e nel pool di esperti della Commissione Europea sul lavoro femminile, «anche perché le imprese italiane sono sempre un po' diffidenti verso le donne, considerate a volte portatrici di problemi, a cominciare dal fatto che fanno figli. Dunque il gap più che salariale, sembra ancora una volta culturale, di buone pratiche o meno».

Contano poi le ore totali. Le donne lavorano meno degli uomini, perché si impegnano di più in altri contesti. Questo si riflette anche in prospettiva sulle pensioni. «E il lavoro a part time, che è in continua crescita soprattutto tra le donne», aggiunge la professoressa Bettio - è l'altra faccia del gap salariale tra generi. «Ora il part time è sempre esistito, ma quello che sta accadendo anche grazie ai nuovi tipi di contratti atipici introdotti, è qualcosa di diverso. In alcuni settori dove i contratti aticipi sono usati molto, le donne in termini percentuali sono molte più degli uomini. E i guadagni che alla fine portano a casa sono bassi».

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