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Il governo ha già fatto un passo indietro sull’energia nucleare, una decisione presa per evitare un referendum popolare sull’onda del disastro di Fukushima che, però, non esclude un utilizzo futuro dell’atomo da parte del nostro Paese. A decidere sul voto del 12 e 13 giugno (che chiama gli italiani ad esprimersi anche sulla gestione dell’acqua pubblica e sul legittimo impedimento) saranno, però, i consiglieri della Suprema Corte di Cassazione che in mattinata si sono riuniti per esaminare il testo del decreto omnibus (quello che ferma il programma nucleare italiano) e le memorie ricevute.
“Ci sono numerose sentenze della Corte Costituzionale che non solo richiamano al rispetto dei principi ispiratori di coloro che hanno promosso i quesiti referendari, ma che censurano modifiche normative strumentali, per disattivare i referendum”, si legge nella memoria che il Wwf Italia ha inviato ai giudici della Cassazione. “Precedenti sentenze della Corte costituzionale - spiega l'associazione ambientalista - stabiliscono chiaramente che se l'intenzione del legislatore rispetto alla norma oggetto di referendum, rimane fondamentalmente identica la richiesta referendaria 'non può essere bloccata perché diversamente la sovranità del popolo verrebbe ridotta ad una mera apparenza”.
Su cosa si dovrebbe votare. Il quesito su cui si dovrebbe votare il 12 e il 13 giugno chiede di abrogare la norma (art.7, comma 1 lettera d) per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare” contenuta nel decreto legge recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno. Con il decreto omnibus, di fatto, sono state abrogate le norme che riguardano la realizzazione di impianti nucleari decise con la legge 99 del 2009 e si stabilisce che tra un anno il Governo vari una strategia energetica nazionale.
Tre soluzioni. Tre sono le strade che potrà intraprendere domani la Suprema Corte: il collegio potrà decidere che il quesito non debba essere più sottoposto a referendum; che il quesito non è coinvolto dalla nuova legge e quindi, in questo caso il referendum si svolgerebbe regolarmente; infine, i giudici potrebbero stabilire che i quesiti vadano riformulati alla luce della nuova legge e sottoposti a consultazione popolare, nel qual caso verranno ristampate nuove schede per il 12 e 13 giugno, con un nuovo testo.

La Cassazione ha deciso: sul nucleare sì al referendum