Pubblica amministrazione bocciata in sostenibilità

I dipendenti pubblici italiani non superano la prova sostenibilità. Nonostante l’attenzione crescente che si sta registrando in tutto il mondo sulle tematiche ambientali, la nostra pubblica amministrazione è ancora troppo disattenta e scarsamente informata in proposito. A lanciare l’allarme è la seconda edizione dell’indagine “Green PA: pratiche di consumo sostenibile a lavoro” realizzata da FPA, società del Gruppo Digital360, indagando le scelte di consumo di 1.200 dipendenti pubblici, da cui emerge che negli ultimi anni le cose sono migliorate, ma non abbastanza, tanto che la PA italiana ottiene in media un 5- nella pagella dedicata ai comportamenti “green” (in una scala da 1 a 10). Qualcosa comunque si sta muovendo. Recentemente sono aumentati gli “acquisti verdi”, gli investimenti per riqualificare il patrimonio immobiliare, l’adesione alla campagna “plastic free” e i comportamenti virtuosi individuali negli uffici: nonostante ciò, oltre il 50% di chi lavora nel pubblico ritiene inadeguate le strategie e politiche di sostenibilità della propria amministrazione. “I risultati dell’analisi evidenziano, rispetto alla rilevazione di due anni fa, una PA’ più “green”, i cui passi avanti sono scanditi dagli obblighi assunti in Europa e negli accordi internazionali, ma spinti anche da una maggiore consapevolezza delle persone” ha commentato Gianni Dominici, direttore generale di FPA. “Nonostante questo, si fatica ancora a vedere gli impatti di queste azioni”.
 

È una sostenibilità con luci e ombre quella della PA

 Rispetto all’indagine precedente, cresce del 5,5% il numero dei dipendenti della pubblica amministrazione che ritengono di avere uno stile di vita sostenibile. La percentuale, però, rimane ancora bassa: il 36, 9%. E il 20% si definisce addirittura “insostenibile”. La maggioranza, il 43,1%, pensa di comportarsi in maniera abbastanza sostenibile. In effetti, si potrebbe fare di più. Per esempio, consumare meno carta: ben il 94,5% stampa fronte- retro e l’88,3% riutilizza la carta, per esempio per prendere appunti. Ma se ciascuno degli oltre tre milioni di dipendenti pubblici italiani non consumasse 500 fogli, in un anno si risparmierebbero 8.142 tonnellate di carta. Si potrebbe poi fare più attenzione alla plastica: solo nel 16,2% degli uffici i distributori utilizzano bicchieri in materiale riciclato e riciclabile. Eppure, se in tutti gli uffici pubblici si evitasse la plastica monouso si avrebbero 410 milioni di bottigliette di plastica in meno e si taglierebbero le emissioni di oltre 27 mila tonnellate di CO2 l’anno.

E che dire degli spostamenti? Il 44,1% dei dipendenti pubblici va normalmente al lavoro in auto e tra questi il 39% viaggia da solo. Basterebbe, invece, che chi si sposta da solo si mettesse d’accordo con un collega per togliere ogni giorno dalle strade 632 mila veicoli. In questo modo in un anno si risparmierebbero 370 mila tonnellate di CO2 e 720 milioni di litri di carburante. Non andiamo benissimo nemmeno sul fronte dell’energia elettrica: il 70% dei dipendenti sta attento a spegnere le luci quando non servono, sfruttando l’illuminazione naturale, ma sono ancora troppo pochi quelli che spengono il pc quando si assentano per più di 20 minuti (poco più del 30%) e l’aria condizionata quando escono per pranzo (il 44,5%). Un peccato: se tutti i dipendenti adottassero comportamenti attenti spegnendo PC, luci e climatizzatori, non sprecando carta e differenziando i rifiuti si potrebbe ridurre di almeno il 5% il consumo energetico annuale della PA (più di 1400 KWh per ogni dipendente) e di oltre 70mila tonnellate le emissioni.