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Fumata nera a Doha: il vertice dei maggiori produttori mondiali di petrolio, che avrebbe dovuto fissare il congelamento della produzione di greggio ai livelli di gennaio, si è concluso con un nulla di fatto. I Paesi presenti, sia appartenenti all’Opec sia esterni, non avrebbero trovato un accordo: «Serve più tempo», è stata la motivazione ufficiale. In realtà a pesare sono state l’assenza dell’Iran e le tensioni esistenti tra questo Paese e l’Arabia Saudite.

COSA NON HA FUNZIONATO. A Doha erano presenti Arabia Saudita, Russia, Qatar, Venezuela, Algeria, Angola, Azerbaigian, Ecuador, Indonesia, Iraq, Kazakistan, Kuwait, Messico, Nigeria, Oman, Emirati arabi. Al centro, la proposta già avanzata lo scorso febbraio di mantenere, da qui a ottobre, la produzione del petrolio ferma ai livelli di gennaio. Una proposta che vedeva favorevoli diversi Paesi. A creare l’empasse sarebbe stata la richiesta dell’Arabia Saudita di prevedere un riferimento esplicito all’Iran. Immediata la reazione del Paese, da poco ritornato sulla scena del commercio internazionale grazie alla fine dell’embargo: l’attuale obiettivo dell’Iran è di arrivare a 4 milioni di barili al giorno entro marzo 2017, ossia circa 800 mila barili in più rispetto a marzo di quest'anno. Da qui, il niet del Paese che, a riprova della sua opposizione, non si è nemmeno presentato al summit. Le trattative dunque andranno avanti e i ministri dei Paesi presenti a Doha hanno ventilato la possibilità di un nuovo incontro già per questo giugno.