Avvicinare il mondo del profit(to) a quello del no profit. Ci si chiede spesso quanto sia effettivamente possibile. A tracciare un quadro un’indagine condotta da Sda Bocconi, in collaborazione con Mediafriends, che ha analizzato i rapporti di collaborazione tra imprese e no profit in Italia. Un’analisi che, oltre a individuare gli elementi di criticità, ha voluto tracciare le linee guida per lo sviluppo di collaborazioni efficaci, in grado di apportare benefici significativi ad entrambe le parti. La ricerca è stata condotta su un campione di 400 aziende profit e non, coinvolte in partnership trasversali. Dai risultati emerge come uno dei limiti più importanti di questi rapporti consista nel fatto che questi siano generalmente circoscritti a progetti specifici, senza essere invece finalizzati alla costruzione di iniziative a lungo termine. Questo è dovuto in parte ad una situazione di scarsa fiducia reciproca, e in parte al fatto che le due realtà siano orientate a finalità differenti.
Per esempio, mentre le aziende profit si dimostrano più concentrate sugli obiettivi di risultato, il no profit tende a sfruttare il rapporto di partnership con le imprese per raccogliere fondi. A ben guardare le collaborazioni tra questi due universi potrebbero rappresentare un’occasione di crescita, attraverso un costruttivo scambio di buone prassi. Infatti, si potrebbero ottenere risultati soddisfacenti innalzando il livello di managerializzazione delle no profit, dal momento che, nonostante il 79% di esse abbia una struttura dedicata al fundraising, nella gran parte dei casi si tende a tralasciare la cura dei rapporti con le imprese. D’altra parte l’87% delle aziende svolge attività di responsabilità sociale in maniera costante e strutturata, ma solo nel 50% dei casi dichiara di redigere un bilancio sociale. Le organizzazioni no profit, invece, lo redigono nel 74% di casi. Queste ultime potrebbero quindi contribuire ad incentivare l’orientamento delle aziende alla responsabilità sociale. Per quanto riguarda, invece, il limite della scarsa fiducia reciproca, lo studio ha rivelato che la diffidenza maggiore deriva proprio dalle organizzazioni no profit, che denunciano l’atteggiamento troppo utilitaristico delle aziende nel 60% dei casi.

Alla luce dei risultati della ricerca è emerso che si possono ottenere dei risultati soddisfacenti da questo tipo di collaborazioni, ma a patto che alla base ci siano tre elementi fondamentali: organizzazione delle strutture di supporto, definizione degli obiettivi e chiarezza negli accordi.