La Romania è una delle aree di intervento de L’Albero della Vita. Secondo l’Unicef in questo Paese sarebbero 350 mila i minori lasciati a casa dai genitori, emigrati in cerca di una vita migliore per la propria famiglia

Il fuoco che bruciava dentro un camino ad Assisi per scaldare un freddo Natale del 1996, era come quello che sentivano ardere dentro di loro. A infiammarsi non era, infatti, soltanto il tizzone di legna, ma anche il desiderio di migliorare la propria vita, alimentato dalla volontà di aiutare milioni di bambini.

Nasce così, da un gruppo di persone sedute attorno a un focolare nella città di San Francesco, l’esperienza de L’Albero della Vita , oggi tra le più importanti realtà italiane nell’aiuto all’infanzia. Nell’intuizione dell’inizio c’è Patrizio Paoletti, pensatore poliedrico, tra i massimi esperti di comunicazione relazionale e tra i principali formatori presenti nel nostro Paese, nonché fautore del metodo pedagogico ribattezzato “Pedagogia per il terzo millennio”.

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NONOSTANTE L'ATTIVITA'

DELLA FONDAZIONE,

E' NECESSARIO UN FORTE IMPEGNO

DELLA POLITICA

AFFNCHE' NESSUN BAMBINO

VENGA LASCIATO SOLO

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È lui la guida, il maestro che accompagna lo sviluppo de L’Albero della Vita, dalla nascita dell’associazione di volontariato nell’aprile 1997 a quella della cooperativa sociale nel gennaio 1998 fino al 2004, quando sorge la fondazione (l’anno successivo riconosciuta come onlus) che decide di allargare il suo raggio d’azione oltre i confini nazionali.

Dopo le opere realizzate in Italia promuovendo servizi per la tutela dei minori in condizioni di disagio, comunità di accoglienza, reti di famiglie affidatarie e campagne di sensibilizzazione, arrivano, infatti, le prime iniziative in India e Perù, quindi in Est Europa e Africa, mentre nel dicembre 2009 il ministero degli Esteri riconosce la fondazione come organizzazione non governativa.

Nel novembre 2013, poi, Paoletti decide che è arrivato il momento di passare il testimone. Alla presidenza arriva Ivano Abbruzzi.

C’era pure lui seduto attorno a quel focolare 17 anni prima. «Volevamo fare la differenza per tanti bambini e ragazzi in difficoltà», spiega Abbruzzi, «volevamo cercare di creare un mondo migliore». Quasi 20 anni dopo, il piccolo seme gettato ha dato parecchi frutti, con più di 51 progetti in corso in tutto il mondo e suddivisi in quattro aree: protezione, migrazione, educazione e sviluppo.

Sono oltre 50 mila i bambini coinvolti come beneficiari, 130 gli operatori professionali impegnati tra l’Italia e l’estero, un centinaio i volontari che supportano le varie iniziative e un esercito i sostenitori, perché sono più di 600 mila le persone che hanno dato il loro contributo per fare crescere L’Albero della Vita .

«Proteggere i minori dalle situazioni di grave povertà», è l’imperativo della Fondazione, convinta che, come specifica Abbruzzi, occorra «lavorare soprattutto sulla prevenzione per ridurre i rischi di vita causati da fenomeni come la violenza, la tratta nazionale o internazionale, il lavoro minorile, l’infanticidio, gli abusi fisici e psicologici, la negligenza degli adulti, le forme estreme di povertà e il coinvolgimento in guerra dei bambini-soldato».

Inutile dire che con l’acuirsi della crisi economica in Italia, l’impegno de L’Albero della Vita su questo fronte sia inevitabilmente aumentato. Ne è testimonianza il progetto “Varcare la soglia”, uno degli ultimi attivati, «che ha lo scopo», continua il presidente, «di combattere la povertà minorile nelle città di Milano e Palermo».

Come? «Tenendo in equilibrio due aspetti importanti nel contrasto all’indigenza, ossia l’aiuto materiale e un percorso di sostegno alla famiglia che miri a un cambiamento più profondo e duraturo». Non una semplice, seppur fondamentale, distribuzione di risorse, ma un accompagnamento lungo un percorso che consenta a queste famiglie di camminare in futuro con le proprie gambe.

Sono 180 i nuclei italiani e stranieri coinvolti nel progetto, sia mono che biparentali, nelle zone 2 e 3 del comune di Milano e nel quartiere Zen di Palermo. E sempre nel capoluogo lombardo, dall’ottobre 2013, è partito il progetto che sino a oggi ha aiutato più di 6.500 bambini siriani in fuga dalla guerra civile.

Ma da dove arriva la “linfa” per L’Albero della Vit a? «Innanzitutto dalle email inviate alle numerose famiglie che da anni sostengono i progetti con contributi privati », risponde Abbruzzi, «quindi dal 5 per mille della dichiarazione dei redditi a favore della fondazione. C’è poi il sostegno a distanza per i bambini, l’acquisto delle bomboniere solidali oppure i lasciti testamentari».

Non sono solo i soggetti privati a donare qualcosa, poco o tanto che sia non importa. «Le istituzioni pubbliche», continua il presidente, «contribuiscono come enti locali, attraverso l’assegnazione di rette diarie per bambini italiani che si trovano in comunità o in famiglie affidatarie, coprendo in questo modo parte dell’assistenza che forniamo». Tuttavia, finché al centro dell’agenda politica degli Stati non ci sarà un forte impegno a tutela dei minori, iniziative come quelle de L’Albero della Vita non basteranno a permettere che nemmeno un bambino venga lasciato solo.

Da qui l’appello della fondazione, ribadito all’ultima Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia: «Investire nell’infanzia», conclude Abbruzzi, «significa aver compreso che è nostra responsabilità, di ogni attore politico insieme alla società civile operante, investire nelle competenze umane che possono generare l’innovazione economica e sociale necessaria a una crescita sostenibile. Sarà necessario stabilire una task force istituzionale per il contrasto della povertà e la promozione del benessere, nella quale i ministeri preposti alla crescita economica e sociale, insieme al Garante nazionale per l’infanzia, la commissione bicamerale Infanzia e in collaborazione con la società civile, definiscano politiche per il benessere della persona dalla nascita».