Fattorie verticali, è boom: crescita annua del 24,6%

La lotta ai cambiamenti climatici passa anche dalla riduzione degli spostamenti su lunga distanza delle merci. Anche in campo botanico. Questa è una delle ragioni (insieme a quella di salvare spazio) che stanno sostenendo la diffusione delle cosiddette “fattorie verticali”, ossia serre realizzate all’interno di edifici situati vicino ai centri abitati, in cui le varie colture vengono coltivate in strati sovrapposti verticalmente. In questo modo si possono ottenere produzioni a “metro zero” e a Km quasi 0. Secondo le stime rese note in vista di “NovelFarm”, l’appuntamento fieristico in programma a Pordenone Fiere il 19 e 20 febbraio prossimi, il comparto crescerà, in media, del 24,6% annuo, passando dai 2,23 miliardi del 2018 (fonte Allied Market Research) ai 12,77 del 2026. Al momento, si ricorre alle vertical farming per coltivare ortaggi, piccoli frutti, verdure, erbe officinali ed erbe aromatiche, con il sistema della tecnica ad irrigazione idroponica. Ma in futuro le coltivazioni potrebbero estendersi.

Del resto, c’è già grande interesse da parte di varie realtà. Per esempio, Whole Foods Market, la catena di cibo organic e di qualità, che è parte del gruppo Amazon e possiede oltre 500 negozi in tutti gli Stati Uniti, sta puntando alle fattorie verticali di piccole e medie dimensioni per realizzare coltivazioni fuori suolo all’interno o in prossimità dei propri store.