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L'Italia è all'11esimo posto tra i Paesi europei più virtuosi sul clima. E la posizione è in realtà ancor più lusinghiera, visto che la classifica della ong Germanwatch non prevede un vero podio per stimolare tutti gli Stati a fare di più. Al quarto posto comanda dunque la classifica la Danimarca, nonostante lo stop ambientalista del nuovo governo di centrodestra. Segue la Gran Bretagna, che però si è data dieci anni per chiudere le centrali a carbone. Da segnalare il ruolo del Marocco, unico non europeo nei primi 23 (la classifica conta 58 Paesi, il 90% delle emissioni globali) grazie alla legge che porterà il 42% dell'energia da fonti rinnovabili. All'ultimo posto finisce invece l'Arabia saudita che continua a sponsorizzare il proprio petrolio, poco dietro sa Giappone e Cina. In recupero di 12 posizioni, ma ancora 34esimi gli Usa.

PROMOSSI. Il Climate Change Performance Index - che calibra i giudizi sul livello di emissioni, il tasso di energia rinnovabile e le politiche adottate - premia dunque l'Italia, in crescita di cinque posti grazie al taglio delle emissioni e all'ottima percentuale di rinnovabili. «L'Italia è in buona posizione grazie al sesto posto nella quotazione sulle rinnovabili, ma è 51esimo posto per il giudizio sulle politiche energetiche nazionali», chiarisce Mauro Albrizio, direttore dell'ufficio di Bruxelles di Legambiente.

«La Penisola ha centrato gli obiettivi del protocollo di Kyoto: abbiamo ridotto le emissioni del 20% e nello stesso periodo abbiamo cumulato una crescita economica del 43%», ha dichiarato il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti. «L'ambizione paga. L'accordo che vogliamo deve essere efficace, deve prevedere meccanismi di revisione periodica dei target che tengano conto del mutare delle condizioni dei vari paesi e delle loro capacità».