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Dopo l’allarme, lanciato in primavera a seguito delle rilevazioni effettuate dal satellite Envisat dell’Esa (Agenzia Spaziale Europea), adesso anche la Nasa conferma le preoccupazioni per le dimensioni record del buco dell’ozono sull’Artico. Secondo l’ultimo studio, realizzato dal California Institute of Technology (Caltech), in un solo anno si è perso oltre l’80% della fascia di gas protettiva. La fascia di ozono, presente tra i 18-20 km di altitudine in corrispondenza del polo Nord, si è ridotta così tanto da provocare, per la prima volta, una perdita paragonabile a quella del polo Sud. Le perdita dello schermo di ozono contro i raggi ultravioletti provenienti dal Sole rappresentano, infatti, un fenomeno stagionale che riguarda entrambi i Poli, anche se al nord risultavano finora in maniera ridotta. Quest’anno invece l’inverno particolarmente rigido sul circolo polare ha modificato la situazione. A caratterizzare questo inverno artico il vortice polare, ovvero quei venti, insolitamente forti, che, isolando la massa atmosferica sul Polo Nord,avrebbero impedito alla stessa di mischiarsi con l’aria alle medie latitudini generando, così, temperature molto basse. Le masse di aria fredda creatasi, colpite dalla luce del sole, avrebbero così rilasciato (soprattutto nella parte più bassa della stratosfera, a circa 20 km dalla superficie) atomi di cloro e bromo, i CFC, i prodotti dei clorofluorocarburi responsabili della distruzione dell’ozono.