Luca Argentero © Kikapress

Luca Argentero, torinese, classe 1978, è attore di cinema, teatro e Tv. Laureato in Economia e commercio, ha fondato di recente una onlus on line che si occupa di raccogliere fondi a scopo benefico per piccole associazioni nazionali non profit

In una celebre scena di Questi fantasmi (vedi il video sotto), Eduardo De Filippo, nei panni di Pasquale Lojacono, decanta il pieno valore della tazzulella ‘e cafè : una squisita consuetudine, un rito quotidiano e irrinunciabile. Dalla Napoli del 1946, anno dell’opera teatrale, ci spostiamo ora alla Torino dei nostri giorni. Restano, però, l’idea dell’irrinunciabile abitudine quotidiana e il legame con la recitazione di casa nostra. Sì, perché a promuovere un’iniziativa di solidarietà, che riassume in sé questi concetti, è Luca Argentero, uno dei volti più amati del cinema italiano. E che, con l’amico Beniamino Savio – «ci siamo sempre chiamati “soci”, desiderando fare, prima o poi, qualcosa insieme» – ha creato 1 caffè.org. Una “onlus delle onlus” che utilizza il Web e le sue diramazioni social (da Facebook a Twitter) per raccogliere fondi a scopo benefico. Ogni giorno il team che la compone (di cui fanno parte anche la sorella dell’attore, Francesca, Silvia Bellesso e Federica Fini) identifica una piccola associazione non profit italiana a cui donare 1 euro (il costo di un caffè al bar) o 5 euro (una colazione).

Argentero, dai set al no profit: da che cosa prende le mosse questo progetto?

Noi promotori siamo tutti e cinque giovani. E ci troviamo in un punto in cui abbiamo coronato le nostre ambizioni professionali, chi in un settore, chi in un altro. Ci sembrava, questo, un modo doveroso per restituire un po’ della fortuna ricevuta. Un’occasione per fare qualcosa di buono per gli altri che risponde a una reale esigenza. Beniamino, in particolare, ha avuto l’idea legata al caffè. L’abbiamo mutuata dalla tradizione napoletana del “sospeso”…

Ovvero l’usanza per cui, bevendo un espresso in un bar, se ne lascia pagato anche un altro per chi non potrà permetterselo. Perché avete scelto proprio questo rito?

Perché, secondo me, presenta due elementi portanti della solidarietà: il valore del piccolo gesto quotidiano, legato a una beneficienza non fatta una tantum, in concomitanza con particolari eventi. E poi il pensiero disinteressato: neanche conosci la persona a cui andrà quel caffè già pagato, ma sai che qualcuno ne avrà bisogno.

La cadenza mattutina è un elemento centrale di 1 caffè.org. Ma, nel vostro caso, sono ben noti i destinatari…

La certezza di sapere a chi si dona un euro è fondamentale per dare senso al proprio gesto e, per noi, per certificare il lavoro che fanno queste piccole onlus. Cosa che è ben visibile nell’archivio del nostro sito, dal giorno successivo alla donazione. In un periodo delicato come questo, è importante dare il giusto peso al denaro.

OFFRITE ‘NA TAZZULELLA
Tra i punti di forza dell’associazione promossa da Luca Argentero, la trasparenza: come riportato sul sitowww.1caffè.org, la onlus torinese trasferisce totalmente, ogni giorno, le donazioni raccolte in favore di:coloro che agiscono in campo sociale, assistenziale e culturale; coloro che combattono povertà, emarginazione, razzismo, malattie rare quotidianamente e a piccoli passi; coloro che contribuiscono con il loro operato alla cooperazione internazionale per lo sviluppo dei popoli dei Paesi in via di sviluppo.

Siete partiti a maggio e a ottobre avete presentato il blog. Quali sono stati gli sforzi maggiori?

Per noi si tratta di un progetto molto importante. Lo seguiamo come se fosse un secondo lavoro. È molto impegnativo, ma ci fa piacere. Abbiamo impiegato sei mesi a costruire la piattaforma tecnologica che ci consentisse di predisporre una presentazione diversa quotidianamente, dedicata all’associazione del giorno. Tante energie sono state spese per allestire il sistema di pagamento a cui ci affidiamo. Si fonda sul servizio Beemov, lanciato da una start up di giovani con base a Firenze. È molto semplice: un caffè o una colazione si possono pagare tramite cellulare. In America la gente fa già la spesa con lo smartphone! Da noi siamo ancora legati al contante, ma l’uso e la diffusione dei device mobili saranno sempre più comuni anche in Italia.

Come scegliete le realtà associative a cui dare visibilità?

All’inizio abbiamo fatto una ricerca sul territorio torinese. Poi abbiamo cominciato a ricevere molte richieste. Ogni onlus può autocandidarsi. Noi richiediamo i requisiti minimi, dallo statuto sociale al bilancio… Prerogativa essenziale è che siano gruppi che svolgono attività concrete a van-taggio del prossimo. “L’altro” possono essere anche animali o situazioni e persone fuori dal nostro Paese.

Anche le aziende si sono interessate alla vostra causa?

Sempre più partner esterni si stanno appassionando al progetto. Come Zoppini, per esempio, che produce bijoux, e ha realizzato dei braccialetti ad hoc destinati alla vendita.

Cosa la colpisce in particolare di tali enti?

In questi anni mi è capitato di appoggiare, e tuttora lo faccio, iniziative grandi e strutturate di macroassociazioni. E vivaddio che esistono… Però mi rendo conto che, a quei livelli, si tende a perdere l’essenza diretta della solidarietà. Invece, la casa famiglia, il gruppo di quartiere che si prende a cuore gli anziani, i giovani che si occupano di un canile… sono tutti insostituibili. Fanno un lavoro immenso, concreto e preziosissimo. Che non ha voce, e probabilmente nemmeno la cerca. Ma, certo, ha bisogno di una mano.

E, a volte, basta allungare una tazzina di caffè…