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Senza un progetto è solo oligarchia

Senza un progetto è solo oligarchia Torna a democrazia meno potere popolo giudizio
Martedì, 22 Settembre 2020

Nicola Porro, giornalista e conduttore di Quarta Repubblica non è contrario al concetto di élite, perché come tale sarebbe portatore di un’idea del mondo, mentre oggi in politica vede per lo più soggetti impegnati a proteggere i propri privilegi

Nicola-Porro-giornalista

La pandemia, oltre ai danni al tessuto economico e sociale del Paese, sembra aver provocato un terremoto di tipo ideologico. Durante i mesi in cui le informazioni venivano rilasciate e smentite nel giro di poche ore a ciclo continuo, si è osservato il rafforzamento di alcune figure istituzionali a scapito del confronto che è caratteristico degli Stati democratici. La sensazione è che pochi volti abbiano raccontato al Paese cosa stava succedendo. Ne abbiamo parlato con NicolaPorro, giornalista e conduttore di Quarta Repubblica , che dal suo sito Nicolaporro.it ogni giorno commenta la rassegna stampa nazionale, denunciando la mancanza di un vero dibattito sugli organi di informazione. 

C’è stata una “comunicazione delle élite” durante la pandemia? 
Secondo me sì, soprattutto nei giornali di carta stampata, nei tg delle televisioni generaliste e Twitter, che è il social della comunicazione mainstream. Poi abbiamo una rete diffusa, confusa e disordinata di informazione non mainstream, che comprende tutto il resto, dove si trova anche il violento, l’ideologo, le bufale, insieme ad esempi di informazione libera e corretta. È nella natura dei giornali mainstream essere filogovernativi, non avere un’idea politica precisa. L’informazione in Italia è molto legata alla politica. 

Cosa pensa del filo diretto con i media del Governo durante il lockdown? 
È una naturale conseguenza del fatto che il Parlamento già da tempo non conti più niente, ma la responsabilità è soprattutto sua. Gli spazi vuoti vengono occupati, il fatto che il Parlamento sia stato ridicolizzato durante la pandemia dovrebbe suscitare qualche domanda nei parlamentari stessi. Avrebbero dovuto difendere le procedure democratiche, che esistono, invece di guardare e basta. 

Cosa avrebbe dovuto fare il Parlamento? 
Quando c’erano persone come Pannella le crisi si parlamentarizzavano. Alcuni amici deputati mi hanno esposto una tesi interessante a questo riguardo, cioè sostengono che oggi in Aula siano in grado di fare i parlamentari al massimo cinque o sei persone, tutti gli altri eseguono direttive da bravi impiegati. Se il Parlamento è svuotato di un ruolo politico il dibattito non ha senso, basta che quei pochi che sanno fare politica lancino dei messaggi sui social o sui giornali mainstream per esaurire la discussione. 

Secondo lei la politica italiana sarà dettata a lungo da commissari, comitati e task force? 
Credo che comitati e gruppi vari siano solo giganteschi contenitori di scarico di responsabilità. Se Conte avesse un consigliere che invece del Grande Fratello avesse studiato politica, saprebbe che anche Luigi XVI aveva indetto gli Stati Generali per scaricare la responsabilità delle decisioni difficili su altri. Il Governo si serve di comitati e task force perché di fatto non sa quello che deve fare e non sa come rispondere alle critiche. 

Per la democrazia che speranza c’è? 
La democrazia in sé non è garanzia di libertà. Certo è che la preferisco all’oligarchia che ci governa oggi. La democrazia liberale ha fatto in massima parte del bene al Paese nel secolo scorso. Il problema è che da parte dei cittadini le istituzioni democratiche vengono date per acquisite e scontate, e invece non lo sono. I Dpcm con cui ci hanno rinchiusi in casa per tre mesi sono la dimostrazione lampante di come ci siamo impigriti. Il punto non è il lockdown, ma il rispetto delle forme con cui questi provvedimenti potevano essere adottati. Abbiamo assistito negli ultimi mesi a un presidente del Consiglio che ci privava in maniera del tutto autoritaria e arbitraria di libertà personali in violazione di diritti garantiti dalla Costituzione, in stile Politburo anni 50. E dal Quirinale nemmeno un sopracciglio alzato. 

Siamo già a un governo delle élite di fatto, se non di diritto? 
Peggio, oggi abbiamo un’oligarchia. Trovo che la mancanza di dignità del Parlamento sia stata incredibile. Abbiamo visto sindaci e governatori di Regione fare cose completamente fuori dalle loro prerogative istituzionali, nel bene o nel male. Almeno ci hanno provato. Il Parlamento non ha voluto o potuto intervenire, si è autorelegato a un ruolo di burocrate. Al massimo si è attivato per calcolare i voti ai fini di garantire alla maggioranza le approvazioni che richiedeva. 

Sarebbe favorevole a un governo delle élite? 
La parola élite a me piace. L’élite ha un progetto, un’idea del mondo, un’ideologia; ma al momento vedo solo piccoli oligarchi che come unico scopo hanno il mantenimento dei privilegi che avevano condannato in campagna elettorale. 

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