Massimo Marchiori © GettyImages

“La vita è fatta di storie. E la storia che sto per raccontarvi non è tutta la storia che potrei raccontare, anzi (quella completa sarebbe lunga come un libro), ma contiene gli elementi principali”. Con queste parole Massimo Marchiori, l’uomo alla base del progetto Volunia, inizia una lettera aperta in cui annuncia il suo passo indietro nello sviluppo della start up italiana presentata lo scorso febbraio a Padova. Una grave perdita per quello che, erroneamente, era stato presentato come un “motore di ricerca” in grado di fare concorrenza a colossi come Google (nel post si spiega anche questo punto delicato) e per il quale Marchiori aveva rinunciato a esperienze all’estero ben più redditizie. “Mi ero immerso anima e corpo in questo progetto per la bellezza di far progredire il mondo del Web – spiega – per il piacere di dare una scossa al futuro e fare qualcosa di utile. E anche per altri motivi, come quello di dare stimoli all’Italia, mostrare che si deve cercare di innovare, e non serve necessariamente scappare da questo Paese per farlo.”
Ora, però, tutto è cambiato. “Non darò più un’idea, non contribuirò alla manutenzione e al miglioramento né del codice che ho scritto, né degli algoritmi che ho dato al progetto, e non ne creerò mai più di nuovi”, scrive Marchiori ‘cervello italiano’ che, con il suo algoritmo Hyper Search, aveva gettato le basi per i successi di Google.
Perché lascio Volunia. Nel post pubblicato online il fondatore di Volunia spiega le ragioni che hanno portato alla sua decisione, un passo indietro non voluto – nonostante le numerose difficoltà – ma imposto: “Qualcun altro (…) vuole poter decidere tutto senza di me. E si è quindi sostituito alla mia posizione, intimandomi di farmi da parte (….). Qualcuno ha pensato che dopo tutti questi anni, lavoro e sacrifici, l’infrastruttura del progetto è pronta a partire, ora ci si può sostituire a chi ha ideato e creato questo progetto”.