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Il decreto Istruzione convertito in legge in questi giorni, che verrà pubblicato domani sulla Gazzetta Ufficiale , contiene un emendamento che cancella il divieto per la sigaretta elettronica nei luoghi pubblici. Solo a giugno scorso infatti il decreto Iva-Lavoro ne aveva stabilito il bando in uffici, bar, ristoranti, mezzi pubblici e cinema, ma ora Giancarlo Galan (Pdl), presidente della commissione Cultura della Camera, ha stralciato quest’ultima parte del comma dell’articolo 51 della legge Sirchia, introdotto dal decreto Iva-Lavoro, che equiparava le sigarette elettroniche a quelle tradizionali nelle normative a tutela della salute dei non fumatori, che dal 2003 vietano appunto il fumo nei locali pubblici.

IL PERCHÉ DEL VIA LIBERA ALL’E-CIG. Di fatto la sigaretta elettronica trasforma la nicotina in vapore acqueo, anche se non è esente da PM10 e altri gas di scarico, ma in misura di 20 volte inferiore rispetto alla sigaretta tradizionale. Galan ha giudicato troppo restrittivo il divieto nei luoghi pubblici, anche se resta il divieto nelle scuole regolato da ordinanze precedenti. Spiega il presidente della Commissione: "Ho recepito l'appello proveniente da una nuova filiera produttiva, per altro in forte espansione, massacrata da tassazione e da pesanti divieti di utilizzo e pubblicità a causa di un intervento normativo improvviso e forse poco approfondito". Soddisfatti, oltre ai fumatori, gli industriali dell’associazione Anafe-Confindustria, mentre la comunità scientifica si è divisa tra chi condanna qualsiasi immagine positiva legata al fumo e chi, come l’oncologo Umberto Veronesi, ne difende le proprietà di coadiuvante nella terapia di disintossicazione dalla dipendenza da fumo.

Il mercato delle sigarette elettroniche ha conquistato fino a oggi 1,5 milioni di utilizzatori, circa il 15% dei fumatori italiani, con un fatturato di 350 milioni di euro nel 2012. Dopo il boom iniziale, col fiorire di esercizi commerciali dedicati, anche questo settore è in crisi, inoltre dal 1° gennaio 2014 le sigarette elettroniche saranno tassate del 58,5% sul prezzo di vendita. Ridimensionato invece il divieto di fare pubblicità al prodotto su stampa, Tv, radio e Internet.