Il sistema universitario italiano è fuori dalla top 10 mondiale, superato anche da quello di Cina, Corea del Sud, Giappone e Australia. È quanto emerge dalla recente classifica Higher Education System Strength (HESS) 2016 pubblicata da QS Quacquarelli Symonds, società specializzata nell’analisi nel settore dell’istruzione universitaria. In questa particolare classifica, che vede gli Stati Uniti al primo posto e l’Europa dominare la top 10 con Francia (6°), Paesi Bassi (7°), il Regno Unito (2°) e la Germania (3°), l’Italia occupa solo la 13esima posizione.

La classifica è stata condotta tenendo conto di quattro criteri, a cui è stato assegnato il medesimo peso:
- L’efficienza del sistema universitario. Considera la prestazione nelle classifiche delle istituzioni universitarie appartenenti alla medesima nazione.
- Accessibilità. Valuta quanto sia possibile che uno studente talentuoso possa effettivamente trovare un posto in una delle migliori università del proprio Paese, basandosi sul numero di posti disponibili data la dimensione delle istituzioni e della popolazione.
- Prestigio. Considera la performance globale della migliore istituzione accademica nel paese.
- Economia. Criterio che non misura soltanto l’investimento del Paese per le proprie istituzioni universitarie, ma anche se questo impiego di risorse si traduce in un miglioramento della qualità dell’ambiente universitario.

L’Italia raggiunge il suo miglior risultato nell’indicatore Accessibilità , piazzandosi sesta al mondo con il punteggio di 93.1 su 100. Parte del successo del sistema universitario italiano è attribuibile alla disponibilità di posti universitari in proporzione al gruppo demografico di studenti che generalmente intraprende un percorso accademico.