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Un patrimonio nazionale

Un patrimonio nazionale Torna a Uibm ufficio brevetti Registro speciale marchi storici
Giovedì, 17 Novembre 2022
Intervista a Massimo Caputi, già presidente delle Terme di Saturnia, oggi presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia, ovvero delle imprese titolari di marchi storici iscritte nel Registro istituito dal Mise
Massimo-Caputi-Associazione-Marchi-Storici

Perché è stata fondata l’Associazione?
L’idea è nata e maturata gradualmente nel corso del 2021, da un gruppo inizialmente ristretto di imprenditori che, già iscritti al Registro dei Marchi Storici del Mise, si sono ritrovati a confrontarsi sui temi più caldi del momento storico, come la pandemia, condividendo preoccupazioni e possibili soluzioni. E che hanno subito compreso come fosse necessario uscire dalla logica di una “gestione emergenziale della crisi”, per cogliere l’opportunità di un cambio di passo. Il Registro offriva con l’iscrizione l’accesso a strumenti specifici in ottica di tamponamento delle tante crisi di aziende storiche ed iconiche del Made in Italy, ed era stato pensato per offrire una sponda anche finanziaria alla salvaguardia dei livelli occupazionali con il braccio operativo di Invitalia. Gli otto soci fondatori – Antinori, Benetton, Conserve Italia, Ekaf, Gabetti, Inghirami, Lucano 1894 e Terme di Saturnia – hanno voluto fare un salto in avanti e lanciare un’iniziativa che potesse tutelare l’inestimabile patrimonio intangibile dei marchi storici italiani rafforzandoli, nel quadro di una vera e propria alleanza pubblico-privata, per prevenire e non gestire crisi già conclamate e quindi spesso irrecuperabili. Un processo che passa attraverso la promozione dello sviluppo e del ruolo delle imprese con marchio storico nella piena consapevolezza di dover coniugare lo slancio imprenditoriale con le comunità cui sono legate e con le istituzioni, gli enti, le fondazioni, i musei e gli archivi storici d’Impresa. Tutti i soggetti attivi sul terreno della tutela e della divulgazione del lavoro svolto dalle aziende storiche, quale caposaldo dei principi civici e sociali sui cui il Paese di fonda. Il tutto sempre con l’obiettivo di contribuire al processo di sviluppo dell’economia italiana e alla crescita civile del paese.

Che tipo di attività svolge l’Associazione?
Innanzitutto, tutela e valorizzazione. Con iniziative di contrasto all’Italian Sounding e sostegno all’internazionalizzazione nel caso di aziende non ancora presenti sui mercati esteri. Ma anche a una maggiore diffusione delle imprese più mature in questo percorso, con eventi che ne incrementino visibilità e prestigio. Il servizio più importante che l’Associazione offre è l’instaurazione di un rapporto forte, autorevole e costruttivo con le istituzioni, perché le imprese abbiano un unico referente che le aiuti a deliberare e convogliare le giuste azioni per la tutela del made in Italy. Le attività specifiche poi sono molte: dalla raccolta dati e informazioni, a iniziative presso ambasciate e istituti culturali, incontri con la stampa, conferenze, eventi fieristici, seminari informativi, formazione.

Perché i marchi storici sono importanti per il sistema-Paese?
Le rispondo con la definizione che il legislatore stesso ha dato dei marchi storici: sono una manifestazione fondamentale della capacità creativa e imprenditoriale italiana, e un pilastro della sua immagine nel mondo. Le due parole, creativa e imprenditoriale, affiancate, sono esemplificative: un patrimonio industriale è un patrimonio culturale. I marchi storici italiani raccontano la storia dei cambiamenti sociali e di costume, di tecnologia e di relazioni industriali dell’intero Paese. Ma a livello individuale raccontano una cultura imprenditoriale che dimostra eccellente capacità di collegare passato e futuro, tradizione e innovazione. Il marchio storico non è uno score anagrafico, ma la prova evidente della capacità di cambiare e adeguarsi alle trasformazioni globali. Lasciarli alle acquisizioni di soggetti stranieri, significa ferire profondamente la conoscenza applicata, il know-how in settori strategici, a danno dell’intera capacità competitiva nazionale.

L’Associazione riunisce brand che rappresentano settori merceologici diversi fra loro, con problematiche e interessi diversi. Cos’è allora che li unisce tutti, a parte... l’età?
La domanda coglie perfettamente le perplessità contro cui noi stessi ci siamo scontrati: la diversità quale elemento di potenziale debolezza. Ma se guardiamo ai nostri marchi storici quale patrimonio culturale nazionale e non come produttori di Pil settoriale, ci è subito chiaro che la trasversalità è una ricchezza e non una fragilità. Il Made in Italy non è verticale, ma un’espressione di territorialità e irripetibilità, che grazie a contesti orografici, climatici, culturali, storici diversi, esprime un comune denominatore: la creatività dinamica che, radicata nella storia, è capace di rigenerarsi. Una forza unificatrice potentissima!

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