La data di entrata in vigore delle legge Reguzzoni-Versace sul made in Italy era fissata per oggi, 1^ ottobre, ma già da tempo si pensava ad un posticipo.
Lo stesso Versace, promotore della legge, aveva avanzato tempo fa (vedi news) la possibilità di un rinvio dell’entrata in vigore in attesa di un coordinamento dell’Europa. Era parere comune che il varo a livello nazionale di una norma sulla tracciabilità voleva dire di fatto scavalcare l’Europa.
Alla fine la legge è partita, ma nei fatti è congelata. È di ieri, infatti, la direttiva indirizzata dal Presidente del Consiglio alle pubbliche amministrazione, inclusi gli enti locali, che blocca le sanzioni previste in caso di violazione della legge. Il testo del provvedimento dichiara, infatti, inapplicabili le sanzioni fino il parere dell’Unione Europea.
La Reguzzoni-Versace debutta quindi si, ma solo formalmente.
Intanto l’Europa, più precisamente la commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo ha approvato il regolamento per l’obbligatorietà dell’etichettatura di origine sui prodotti importati in Europa da paesi terzi (vedi news). Adesso la proposta andrà in aula e quindi all’esame del Consiglio di Bruxelles.
Certo i contenuti della proposta Ue non ricalcano in toto la legge Reguzzoni-Versace, che introduce la tracciabilità obbligatoria dei prodotti del tessile, della pelletteria e del calzaturiero anche per le merci provenienti dall’Ue, però è il primo passo che l’Europa compie nella direzione della difesa del made in.
Per Cristina Muscardini, relatrice della proposta europea, la legge italiana sul made in “è una legge bandiera che contrasta con i principi del mercato interno: oltre a essere contraria alle norme dei Trattati, rischia di non poter essere efficace visto che un’iniziativa a livello nazionale si scontra con l’ormai elevata integrazione dei mercati dei 27. La vera battaglia è quella della legge europea sul made in”.