Avete presente la cartina delle nuove Province italiane ridisegnata in base al decreto Salva Italia del governo Monti? Bene, è tutto annullato. Il taglio delle Province (da 86 a 51), che doveva essere fatta più di 40 anni fa con la nascita delle Regioni, e che era stata portata avanti anche in un’ottica di riduzione dei costi della macchina pubblica, è stata definita incostituzionale dalla Consulta.
La Corte costituzionale, come riporta il Corriere della Sera di giovedì 4 luglio, ha giudicato illegittimo il provvedimento che aveva introdotto l’elezione indiretta sia del Consiglio provinciale sia del presidente, che non dovevano essere più votati dai cittadini ma scelti dai consigli comunali del territorio; di conseguenza la sentenza ha colpito anche il secondo decreto sul taglio delle Province. Tra le motivazioni della sentenza – che verranno depositate successivamente – la Corte ha spiegato che non si poteva procedere per decreto legge, da utilizzare per fronteggiare “casi straordinari” e non per una “riforma organica e di sistema”.

COSA SUCCEDE ORA. Per procedere ora servirà una riforma Costituzionale. “È ancora più importante intervenire sull’intero Titolo V della Costituzione per semplificare e razionalizzare l’assetto degli enti territoriali ”, spiega il ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello. “Bisogna rendersi conto che mancate riforme e scorciatoie hanno un costo anche economico che in un momento di così grave crisi il Paese non può più sopportare”.

INFOGRAFICA - Come sarebbero cambiate