Il reddito di cittadinanza sarà al centro del referendum costituzionale per il quale si voterà in Svizzera il prossimo 5 giugno. Se la proposta passerà, ogni svizzero potrà contare su 2.500 franchi svizzeri al mese nella forma del cosiddetto reddito di base incondizionato (Rbi), che gli verranno versati per tutta la vita, dalla nascita alla morte.

RISCHIO POVERTÀ. Per gli standard svizzeri, 30 mila franchi l'anno sono appena sufficienti per emanciparsi dalla soglia di povertà (29.501 franchi annuali), ma l'introduzione di tale "stipendio" versato dallo Stato rivoluzionerebbe il significato di welfarestate: il Rib, infatti, rimpiazzerà molte delle tradizionali forme di assistenza sociale. Un intervento, questo, che dovrebbe nelle intenzioni proteggere gli svizzeri dal rischio di indigenza, nel quale vivono il 13,8% della popolazione dello Stato elvetico; si guarda in particolare al prossimo futuro, che per molti svizzeri potrebbe risolversi nella disoccupazione e in un mercato del lavoro sempre più ristretto, a causa della progressiva modernizzazione delle imprese e, in particolare, del settore bancario, che è tra le basi dell'economia del Paese.

I COSTI. Peccato che il Governo della Confederazione non sostenga la proposta: si teme, infatti, che il reddito di base possa disincentivare la ricerca di un'occupazione, e che aumenti a dismisura la spesa dello Stato per il sociale. In effetti, le risorse che diventerebbero necessarie nel caso in cui il referendum passi con il sì sarebbero enormi: servirebbero ben 208 miliardi di franchi, un terzo del Pil svizzero, per garantire il sostegno a tutti i cittadini; comunque, tale calcolo non tiene conto dei sussidi assistenziali dei quali gli svizzeri già godono, e la somma necessaria potrebbe ridursi fino ai 18 miliardi. Denaro che, comunque, si ricaverebbe aumentando la tassazione, in particolare le imposte dirette e l'Iva.

IL REFERENDUM. I promotori del referendum sul Rib non hanno mancato di sottolinearne anche i vantaggi: ottenere uno stipendio incondizionato significherebbe eliminare la povertà in Svizzera ed emancipare i cittadini bisognosi dall'assistenza sociale, dando un'importante spinta all'auto-imprenditorialità e all'iniziativa in campo industriale, nella formazione e nel volontariato, oltre, appunto, ad intervenire per risolvere il problema della disoccupazione. Le forze politiche a sostegno della proposta sono di ogni colore, e non solo partitiche. In particolare, la questione è stata presa a cuore da Daniel Hani, imprenditore e regista svizzero, che l'ha promossa attraverso il documentario Il reddito di base, un impulso culturale ; sostegno è arrivato anche a livello internazionale, per eseempio dal Ministro greco della Finanza Yanis Varoufakis e dall'economista statunitense Robert Reich. Le premesse, dunque, sono buone; ma le proiezioni fanno stimare una bocciatura del referendum, a quanto risulta dai sondaggi divulgati dalla stampa svizzera. Il 40% degli intervistati si è comunque dichiarato a favore del Rib, e solo il 2% dei cittadini ha manifestato l'intenzione di "approfittare" di tale reddito per abbandonare il proprio impiego.