Il lander Philae, partito alla volta della cometa 67P/Churyumov, risultava ormai disperso: se ne erano perse le tracce dal 2014, da quando il robottino era atterrato sulla superficie del corpo celeste ed era rimasto senza energia. Ma all’occhio di Osiris, la fotocamera equipaggiata sulla sonda madre Rosetta, Philae non è sfuggito: il lander è stato infatti ritrovato nei giorni scorsi.

IL RITROVAMENTO. Philae è sì atterrato sulla cometa, ma la sua batteria si è scaricata quasi subito e il robottino si è fermato tra delle rocce; ormai gli scienziati della Nasa credevano che l’apparecchio fosse andato definitivamente perduto, ma dopo molti mesi di latitanza è stato individuato da Rosetta, che gravita vicina a 67/p e ne scandaglia la superficie. Quello di Philae è, secondo il project scientist di Rosetta Matt Taylor, un ritrovamento importantissimo per l’Esa: permette infatti di comprendere al meglio i dati inviati dal lander durante le operazioni precedenti, poiché tali informazioni possono venir lette tenendo conto del luogo da cui sono state raccolte.

L’ODISSEA DI PHILAE. L’ultimo avvistamento del robottino risale al complicato approdo di Philae su Abydos, una zona della cometa situata nel lobo più piccolo del corpo celeste, che aveva messo in seria difficoltà la batteria del lander, che aveva finito per scaricarsi tre giorni dopo. Nel giugno del 2015 poi, la cometa si era avvicinata al Sole; la luce dell’astro aveva ricaricato la batteria e il lander si era rimesso in contatto con la base, mandando le ultime comunicazioni prima del ritrovamento. L’importante evento avviene proprio alla soglia del termine della missione di Rosetta: fra un mese, infatti, la sonda scenderà sulla cometa 67P/Churyumov per spegnere definitivamente tutte le apparecchiature coinvolte nell’operazione e terminarne le comunicazioni con la Terra.