Fondato nel 2008 da Peter Diamandis e Ray Kurzweil, l’ateneo ha sede all’interno del Nasa Research Park, di proprietà dell’agenzia spaziale Usa. Fino a oggi vi si sono “laureati” 1.700 studenti, di cui 80 italiani. Grazie al Community Engagement, gli ex alunni si mantengono in contatto tra loro portando avanti le collaborazioni nate durante il percorso di studi

Non è una laurea con lode, non dispensa baci accademici o diritti di pubblicazione. Ma l’attestato di buona frequenza alla Singularity University vale molto di più rispetto agli orpelli del voto, perché promette di laureare solo quei progetti che cambieranno, nel giro di 10 anni, la vita di miliardi di persone.

Ambizione forse sfrenata, condita anche da un pizzico di presunzione ormai tipica di chi passeggia per i viali della Silicon Valley, che appare lontana anni luce dai nostri riti, spesso stantii, di vita universitaria. Eppure visti gli sponsor (Google su tutti) di questo ateneo dei guru (privato e non accreditato), nato appena cinque anni fa a Moffett Field, in California, all’interno della sede della Nasa, da un’idea di Peter Diamandis e Ray Kurzweil, e oggi punto di riferimento per le aziende più avanzate del pianeta, c’è da credere che in quelle aule si faccia davvero sul serio.

A oggi 1.700 persone si sono “laureate” alla Singularity; di queste circa 80 sono italiani.

Due sono i principali corsi di studi. Il primo è il Graduate Studies Program: dura 10 settimane, si svolge d’estate, accetta 80 studenti per stagione accademica (di varia estrazione culturale e scientifica, ma tutti con uno spiccato senso imprenditoriale) e costa 29 mila dollari. L’altro è l’Executive Program, una full-immersion di una settimana (12 mila dollari circa) destinata a manager aziendali.

Tra le società italiane che hanno inviato più dirigenti a frequentare questo corso c’è la banca Intesa Sanpaolo. Partecipare alla Singularity tuttavia non è semplice. E non è solo questione di soldi. Per accedervi, soprattutto al Graduate Studies Program, bisogna aver dimostrato di avere in tasca soluzioni alle grandi sfide del pianeta. E infatti gli “studenti” sono imprenditori, scienziati, top manager. Ma ciò che più conta è l’approccio multidisciplinare. E la capacità di trovare risposte ai problemi del pianeta.

L’idea di fondo è che le “matricole” della Singularity University non arrivano a Moffett Field solo per imparare, ma anche per insegnare qualcosa agli altri. Dall’insieme delle esperienze possono nascere le soluzioni per sciogliere i grandi problemi dell’umanità. Prendete il caso di Infantium: una piattaforma creata da startupper spagnoli che sfrutta l’intelligenza artificiale, la neuroscienza e i big data per proporre a bambini tra i 0 e i 7 anni un’esperienza di apprendimento personalizzata; o SolarPaint, una pittura inventata da un team israeliano, presto sul mercato, che contiene milioni di nanocellule fotovoltaiche che trasformano l’energia solare in elettricità. Oppure Stackz, startup canadese che mette in rete tutte le tesi e le ricerche realizzate da studenti, ma vidimate da un panel per la revisione scientifica, con l’intento di redistribuire a basso costo la ricerca più attuale e allungare la vita – e l’utilità – delle tesi dottorali. Se questi sono gli studenti, immaginate i curricula dei professori...

"

L’UNIVERSITÀ CALIFORNIANA

È UN ACCELERATORE DI IDEE

DEDICATO AI LEADER DI DOMANI

"

Tra gli allievi del corso estivo di quest’anno c’è Selene Biffi, imprenditrice sociale che, a soli 32 anni, ha già fondato diverse imprese tra cui The Qessa Academy, la prima scuola per insegnare a ragazzi disoccupati in Afghanistan; Plain Ink, organizzazione attiva in Italia e India che propone strategie contro la povertà e l’esclusione tramite fumetti e libri per bambini; e Spillover, un progetto per avvicinare i giovani alla scienza attraverso i videogame e l’interattività.

Lei è l’unica italiana ad aver vinto il Global Impact Challenge e relativa borsa di studio, che le ha permesso di frequentare questa estate il Graduate Studies. Più che una scuola, la Singularity, è un acceleratore di idee. Lo scopo dichiarato è «educare, ispirare e dare forza ai leader di domani al fine di applicare le tecnologie che cambieranno il corso dell’umanità».

Selene, che è abituata a lavorare a testa bassa anche in condizioni complicate (come in Afghanistan), racconta di una full-immersion totale, dove non si dorme quasi mai. Funghi usati come packaging, busti realizzati in 3D, workshop con i droni e incontri con speaker di prestigio. Ogni mattina c’è un assaggio di futuro. «Non c’è una giornata tipo», racconta, «perché i programmi sono molto vari e si richiede ovviamente una partecipazione attiva. Le lezioni cominciano alle 9 e finiscono alle 18, mentre la sera è il momento dell’ascolto di speaker di grande livello».

"

GLI STUDENTI POSSONO CONTARE

SU UNA RETE DI CONTATTI

CON TUTTI I BIG DELLA VALLEY

"

Tra le materie di studio ci sono corsi sull’intelligenza artificiale, nanotecnologia, design, etica, studio del futuro, robotica, e un laboratorio delle idee sempre aperto a nuove suggestioni. «A disposizione abbiamo una rete di contatti con tutte le grandi realtà tecnologiche della Silicon Valley. Perciò, se a lezione sviluppiamo una determinata idea per risolvere un determinato problema che affligge una parte del pianeta, dalla scarsità dell’acqua o alla povertà, possiamo interfacciarci quasi immediatamente con i maggiori esperti del settore».

Le prime settimane ruotano attorno alle lezioni, le altre cinque sono dedicate al lavoro in team su un determinato progetto. «Io ho lavorato a soluzioni contro le mine antiuomo, un tema a cui ho dedicato molto nel mio periodo trascorso in Afghanistan». Gli studenti provengono da tutto il mondo e hanno diverse estrazioni sociali, culturali ed esperienze lavorative; si va dai 23 ai 40 anni. «Condividiamo il banco di scuola con imprenditori, scienziati, ricercatori, docenti. È un ambiente molto stimolante e creativo».

L’aspetto caratterizzante di Singularity è la sua ambizione sociale. Che non significa che i progetti selezionati siano tutti non profit. Anzi, la maggior parte ha una natura imprenditoriale, benché sostenibile. Tuttavia l’obiettivo qui è formare i leader di domani che sapranno, con le loro idee, vincere le sfide dell’umanità. Per farlo la scuola non si esaurisce, ovviamente, nel corso di studi di 10 settimane.

Chiara Giovenzana è una biotecnologa italiana che ha preso parte nel 2011 ai corsi estivi della Singularity University, e oggi è direttore del Community Engagement dell’ateneo. In pratica, il suo ruolo è quello di tenere in contatto tutti gli ex alumni della Su e creare degli eventi per continuare quelle collaborazioni nate durante i corsi di Moffett Field.

«Le selezioni per entrare alla Singularity sono molto dure», spiega Giovenzana, «perché oltre alle esperienze maturate nel proprio campo, i progetti di imprenditorialità già avviati e all’approccio multidisciplinare, qui vengono prese in considerazione la voglia di cambiare e di impattare positivamente sulla società. Per cui il capitale umano che si crea durante le 10 settimane di corso va preservato, creando una rete di contatti da cui possano nascere nuove imprese e nuove idee di lavoro».